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Allarme Unicef, l'orrore dei neonati kamikaze di Boko Haram

Bambine con in braccio neonati kamikaze, il nuovo orrore di Boko Haram.

Allarme Unicef, l'orrore dei neonati kamikaze di Boko Haram

Un neonato fasciato di materiale esplosivo, legato addosso ad una bambina, è stato fatto esplodere nel nord-est della Nigeria solo qualche giorno fa.

È quanto ha riportato l’UNICEF, la quale ha altresì denunciato che il numero di bambini e bambine kamikaze utilizzati da parte del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, è quadruplicato dall'inizio del 2017 a oggi, rispetto ai dati del 2016.

Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, dal primo gennaio, 83 minori sono stati obbligati a farsi saltare in aria nel nord-est della Nigeria. Di questi, 55 erano bambine, spesso al di sotto dell’età di 15 anni, 27 erano maschi e uno era un neonato, che è stato fatto esplodere mentre era in braccio ad una ragazzina.

Alla luce di tutto ciò l’Unicef, in un comunicato pubblicato il 22 agosto, riferisce di essere estremamente preoccupata riguardo a queste pratiche crudeli.

"L’impiego di minori in questo modo è una vera atrocità, Boko Haram non sempre rivendica tali attacchi, i quali mirano a colpire soprattutto la popolazione nigeriana. L’impiego di minori negli attentati suicidi sta facendo crescere la paura verso quei bambini che sono riusciti a scappare dai terroristi, i quali stanno riscontrando enormi difficoltà nel processo di reintegrazione nella società. L’Unicef sta fornendo loro supporto psicologico, collaborando con le famiglie e le comunità locali"

Una ragazzina che cammina portando in braccio un neonato. Chi può avere paura di una simile scena? Eppure è una delle scene più feroci che si possano immaginare. La bambina porta un neonato che in realtà è una bomba vivente. Glielo hanno fasciato intorno al corpo. Non può deporlo. Deve continuare a camminare, sapendo che tra poco esploderà insieme al piccolo.

Solo l’efferato fanatismo di Boko Haram arriva a tanto, «usare bambini come bombe»

Allarme Unicef, l'orrore dei neonati kamikaze di Boko Haram

L'Unicef esprime «estremo allarme»per il fatto che il gruppo terrorista islamico in Nigeria stia accelerando lo sfruttamento delle bambine e dei bambini a tutti i livelli, anche i più brutali. Non solo i miliziani rapiscono le bambine per trasformarle in schiave sessuali, non solo giustiziano i bambini che osano andare a scuola, ma li usano come bombe umane nei loro attentati.

Secondo il “Global Terrorism IndexBoko Haram è il più spietato e sanguinario fra tutti i gruppi terroristi del mondo. Opera nel nord est della Nigeria, lo stato più popoloso dell’Africa. Da quando ha cominciato la sua rivolta, nel 2009, ha ucciso più di 25 mila persone e costretto alla fuga 2,7 milioni di abitanti della regione nord-est del Paese causando una gravissima crisi umanitaria.

Nel nord-est del Paese 450.000 bambini stanno rischiando di morire di fame. In quella zona, l’UNICEF sta mettendo in atto una serie di iniziative volte a promuovere la tolleranza religiosa e la reintegrazione. Tuttavia, la furia dei jihadisti ha raggiunto anche gli Stati vicini, come il Ciad, il Niger e il Camerun, più di 2.000 scuole sono state chiuseperché distrutte o perché gli insegnanti uccisi o fuggiti.

Come l’Isis, a cui si è affiliato dopo un’iniziale alleanza con Al-Qaeda, vuole instaurare un Califfato che si ispiri a una lettura fanaticamente estremista della religione islamica. Spesso la sua violenza più cieca e sadica è proprio rivolta contro gli islamici stessi, i moderati, che giudica traditori irrecuperabili.

Il gruppo opera da anni, ma una buona parte del mondo ne ha scoperto l’esistenza solo nel 2014, quando calò nella scuola pubblica statale a Chibok, e rapì 276 ragazze che erano nella scuola per gli esami di diploma liceale. Di queste ragazze, 103 sono state liberate, ma di altre 113 non si hanno tracce.

Intanto i miliziani continuano a rapire ragazze, a intimidire le famiglie, vietando loro di farle studiare: le donne, per loro, non devono essere istruite, ma devono solo servire gli uomini. Si calcola che attualmente ci siano almeno duemila ragazze adolescenti nelle mani di Boko Haram.

È straordinariamente crudele che queste ragazze spesso debbano avere paura di tornare nelle loro case. Il pregiudizio, spesso delle loro stesse famiglie, le bolla per sempre come contaminate, poiché è noto che i miliziani le hanno usate come schiave sessuali e hanno fatto loro il lavaggio del cervello. E ora si aggiunge questo nuovo raccapricciante sviluppo, il fatto che Boko Haram ne usi alcune come bombe umane, uno sviluppo che raddoppia il pregiudizio della gente quando le più fortunate riescono tornare.

«La gente prova sospetto e paura», spiega Marixie Mercado, portavoce dell’United Nations Chidren’s Fund (Unicef) «Quando queste adolescenti vengono salvate, o riescono a fuggire, devono affrontare il rigetto quando tentano di essere reintegrati nelle loro comunità»

Le Nazioni Unite hanno lanciato vari programmi in Nigeria, proprio per favorire la tolleranza verso le povere vittime di Boko Haram. Finora l’Unicef ha dato aiuto a 3mila bambini e bambine e 1.200 donne martoriate dai terroristi.

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Le superstiti della scuola Chibok: "Eravamo in preda al panico, ma non volevamo convertirci, ci hanno buttato un liquido addosso, poi sono scoppiati a ridere e abbiamo capito che non era benzina ed eravamo salve"

È un racconto drammatico, quello di Naomi Adamu e Sarah Samuel, due delle 276 liceali rapite dai jihadisti di Boko Haram nel villaggio di Chibok, nel Nord est della Nigeria nell'aprile 2014.

Le due ragazze hanno deciso di raccontare quei drammatici momenti di reclusione in un libro. Le loro storie sono strazianti: "Eravamo in preda al panico, ma non volevamo convertirci, ci hanno buttato un liquido addosso, poi sono scoppiati a ridere e abbiamo capito che non era benzina ed eravamo salve"

I carcerieri mettono in pratica le peggiori torture psicologiche per scoraggiarle: "Un giorno, cinque di noi sono scappate, ma i militanti le hanno riprese, legate, e dopo aver scavato una fossa mi hanno dato una sciabola e ordinato di tagliar loro la testa, altrimenti l’avrebbero fatto a me. Li ho supplicati in ginocchio e le hanno graziate"

E le ragazze non vengono aiutate da nessuno. Dopo vari tentativi alcune ragazze sono riuscite a scappare; arrivate in un negozio hanno chiesto aiuto presentandosi come le ragazze di Chibok, ma il proprietario, dopo averle tranquillizzate, a tradimento le ha riportate nella foresta spiegando loro che sono di proprietà di Abubhakar Shekau (il leader sanguinario di Boko Haram). "I miliziani per punizione le hanno picchiate quasi a morte"

Da questi racconti emerge con chiarezza non solo la crudeltà di Boko Haram, ma anche che gode di supporto logistico e ideologico da parte di alcune frange della popolazione che, nel Nord-Est della Nigeria è maggioranza mussulmana.
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Articolo di
Maris Davis

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