Stampa
PDF

(22) No alla Bossi-Fini

22 175 No alla Bossi-Fini
No alla Bossi-Fini e Si alla Chiusura dei C.I.E.
Consideriamo la Bossi-Fini una legge "razzista", e inadeguata a governare gli attuali forti flussi migratori, e discriminatoria per quanto riguarda le politiche di accoglimento e di integrazione

Condividi questa Campagna su Facebook
- Clicca qui -

La Bossi-Fini (Legge 30 luglio 2002, n. 189) regola le politiche dell'immigrazione in Italia. È una normativa che è stata concepita per privilegiare la sicurezza (interna) a discapito dell'accoglienza, del tutto inadeguata a fronteggiare la massa migratoria di questi anni.

È la legge più restrittiva in assoluto tra tutti i paesi europei sul tema dell'accoglienza, per ben due volte condannata dall'Unione Europea per "violazione dei diritti umani". La stessa Amnesty International nell'ultimo rapporto (quello del 2014) ha evidenziato questo fatto.

Una legge che non risolve il problema dei rinnovi dei permessi di soggiorno legati al lavoro con il rischio che intere famiglie, magari con figli nati in Italia, rischiano seriamente di essere espulse (se il capo-famiglia non può rinnovare il permesso di soggiorno magari solo perché ha perso il lavoro).

Una legge che ha prodotto i C.I.E. (Centri di Identificazione e di espulsione), prigioni, spesso veri e propri lager, nei quali vengono rinchiusi gli immigrati senza che abbiano commesso nessun reato.

La Bossi-Fini (a proposito di sicurezza) NON ha impedito l'ingresso di centinaia di immigrati in Italia in questi anni.

Consideriamo la Bossi-Fini una legge "razzista" inadeguata a governare gli attuali forti flussi migratori, e discriminatoria per quanto riguarda le politiche di accoglimento e di integrazione, e per questo diciamo No a questa legge, e Si alla chiusura dei CIE, vere e proprie prigioni dove vengono rinchiuse persone che non hanno mai commesso reati.



La Legge Bossi-Fini è il modo in cui comunemente viene indicata la legge della Repubblica Italiana 30 luglio 2002, n. 189, varata dal Parlamento italiano nel corso della XIV Legislatura, di modifica del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, ovvero il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. La legge prende il nome dal leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, e da quello della Lega Nord, Umberto Bossi, primi firmatari della legge, che nel governo Berlusconi II ricoprivano, rispettivamente, le cariche di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro per le Riforme istituzionali, per regolamentare le politiche sull'immigrazione e sostituisce ed integra la precedente modifica, la cosiddetta legge Turco-Napolitano, ovvero la legge 6 marzo 1998, n. 40, confluita poi nel predetto Testo Unico.

Durante gli anni è stata più volte integrata, emendata ed inasprita a sfavore degli immigrati in nome della sicurezza. Infatti è considerata la legge più severa in Europa per quanto riguarda la regolamentazione sull'immigrazione.

Ecco perché consideriamo la Bossi-Fini una "Legge Razzista", indecorosa per un Paese civile come l'Italia

Reato di Clandestinità. Il reato di clandestinità è stato introdotto dall'art. 1, comma 16, Legge n. 94/09 del 15 luglio 2009, diventato poi l'art. 10-Bis della normativa sull'immigrazione. Questa norma prevede la reclusione nei Centri di Espulsione ed Identificazione (CIE) e un'ammenda da 5.000 a 10.000 euro (che un clandestino mai pagherà) .. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per la violazione dei "Diritti Umani" in merito al Reato di Clandestinità nell'Aprile 2011 con la seguente motivazione "Non può considerarsi reato il semplice status giuridico di una persona perché viola la libertà personale dell'individuo". Il Reato di Clandestinità va quindi abrogato .. Aggiornamento: Il reato di clandestinità (detto anche reato di immigrazione clandestina) è stato abrogato definitivamente dal Parlamento Italiano, governo Renzi. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 aprile 2014. Il reato rimane, ma viene applicato solo in caso di un secondo ingresso "clandestino" in Italia. Nella nuova normativa inoltre, vengono agevolate le norme relative all'espulsione .. Purtroppo dall'abolizione per legge del "reato di clandestinità" i vari governi che si sono succeduti in questi NON hanno mai approvato i decreti attuativi e pertanto dal punto di vista formale il reato è ancora in vigore.

Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). Istituiti per trattenere gli Immigrati Clandestini in attesa di Identificazione, inizialmente la legge prevedeva un tempo massimo di tre mesi, poi passati a sei. I vari "Pacchetti Sicurezza" dell'allora ministro dell'Interno Maroni (Lega Nord) hanno allungato il periodo di detenzione fino a 18 mesi (attualmente in vigore) .. La giustificazione fu che in soli 6 mesi non era possibile l'identificazione di un clandestino che non volesse rivelare la sua identità e la sua provenienza. Con il passare degli anni questi Centri sono diventati delle prigioni che privano della libertà individuale di persone che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai commesso reati. Gestiti da aziende appaltatrici esterne (i bandi vengo stabiliti dalle regioni in cui questi Centri sono collocati) e che quindi mirano al profitto, sono dei veri e propri "lager". Fino alla caduta del Governo Berlusconi (novembre 2011), l'allora ministro dell'Interno Maroni ne vietava l'ingresso sia ai giornalisti che alle associazioni umanitarie e di volontariato per visite ispettive. Il ministro dell'Interno del governo Monti, Paola Severino, aprì le porte dei CIE per visite ispettive (2012), rivelando così una realtà atroce (appunto da lager): sovraffollamento, cibo scarso, condizioni di vita indegne per un paese civile, sporcizia, ecc .. È attualissimo il dibattito sulle condizioni di vita all'interno dei CIE.

Rinnovo Permesso di Soggiorno per Lavoro. Sempre più immigrati regolari rischiano di entrare in clandestinità semplicemente perché al momento del rinnovo del permesso hanno perso il lavoro, anche se la perdita del lavoro non comporta automaticamente la perdita del permesso di soggiorno, quest’ultimo potrà essere rinnovato per "iscrizione alle liste di collocamento" ma solo fino a sei mesi dalla data di scadenza del precedente permesso di soggiorno .. e se entro tale periodo il lavoro non si trova ?? Persone da molti anni in Italia, che in Italia si sono costruiti una famiglia, magari con figli nati in Italia e che non hanno mai commesso reati, rischiano la clandestinità solo perché il lavoro non si trova, e in questo periodo di crisi economica è un vero e proprio problema. Associazioni di Volontariato e Caritas hanno più volte denunciato questi casi, ormai sempre più numerosi, chiedendo per lo meno di prolungare fino ad un anno l'iscrizione alle liste di collocamento.

Status di Rifugiato e Richiedenti Asilo. Quello di "rifugiato" è uno status riconosciuto, secondo il diritto internazionale (art. 1 della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951) e applicato in tutti gli Stati che hanno sottoscritto con le Nazioni Unite questa convenzione (Italia compresa). In Italia il diritto di asilo è garantito dall'art. 10 comma 3 della Costituzione, nella realtà è attualmente regolamentato dal D.L. 251/2007. È vero, molti immigrati che arrivano in Italia chiedono lo status di rifugiato politico anche senza averne diritto, ma è altrettanto vero che un "Richiedente Asilo" deve sopportare una burocrazia lunga mediamente quasi due anni, mentre a nostro avviso basterebbero pochi controlli (uno o due mesi al massimo) sulla situazione geo-politica del luogo di provenienza e sul reale status del richiedente. Nel frattempo l'immigrato viene ospitato presso associazioni di volontariato, strutture protette e a volte anche hotel convenzionati, il tutto a spese della regione ospitante. In attesa dell'esito della domanda l'immigrato vive una specie di "limbo", non può cercare lavoro perché è senza permesso di soggiorno, non può allontanarsi dalla struttura in cui è ospitato e vive di carità. Dall'entrata in vigore della legge Bossi-Fini solo il 50% delle domande di Asilo è stata accolta. A molti immigrati viene negato lo status di "Rifugiato" anche se in realtà ne avrebbe il diritto. Clamoroso il caso di Faith Ayworo, una ragazza nigeriana di 23 anni scappata dalla Nigeria perché su di lei pendeva una condanna a morte, colpevole solo di aver abbandonato il marito mussulmano che la picchiava. Nel 2010 il ministro dell'Interno in persona (Roberto Maroni) firmò il decreto di espulsione.

Visti Turistici. Esiste una "Black List" di Paesi di provenienza a rischio. Per le persone comuni che risiedono in questi paesi ottenere un "Visto Turistico" verso l'Italia è pressoché impossibile anche se la documentazione che viene richiesta è davvero severa, e anche se lo straniero per ottenere il visto deve avere uno sponsor in Italia che ne garantisca la residenza, il mantenimento, il viaggio di andata e ritorno, e il rientro alla scadenza dei tre mesi .. Non si critica la legge o la documentazione da esibire, si critica il fatto che la quasi totalità delle domande viene rifiutata senza motivo .. È ancora vivo il ricordo dello scandalo che coinvolse il Consolato Italiano di Lagos negli anni '90. Funzionari italiani corrotti rilasciavano "Visti Turistici" sulla base di passaporti nigeriani falsi, che poi servivano alla mafia nigeriana per far arrivare in Italia ragazze che poi venivano costrette alla prostituzione. Il traffico delle ragazze nigeriane non è però finito, se prima arrivavano in Italia con i voli di linea, adesso sono costrette ad attraversare il deserto e fare un viaggio che può durare anche molti mesi.

Rimpatrio degli Immigrati Irregolari. Il "Foglio di Via" viene rilasciato dal Prefetto su segnalazione della Questura e può valere per tutto il territorio nazionale e quindi è un vero e proprio "Decreto di Espulsione dal territorio nazionale", oppure può valere come allontanamento da uno specifico territorio (Comune, Provincia o Regione). Qui prendiamo in considerazione solo i "Decreti di Espulsione" verso stranieri irregolari già presenti nel territorio nazionale, normativa regolamentata dagli articoli dal 10 al 16 della Legge Bossi-Fini. Al momento questi decreti vengono resi esecutivi solo per una piccola percentuale dei casi, vuoi perché l'immigrato dichiara una nazionalità fasulla o si rifiuta di dichiararlo, o perché l'immigrato rilascia false generalità. Di solito l'immigrato, in attesa di identificazione, viene rinchiuso in un Centro di Identificazione ed Espulsione, ma molto più spesso viene lasciato a "piede libero" con grave pregiudizio anche per gli "immigrati regolari".

A nostro avviso l'immigrato che dichiara la sua nazionalità o che dichiara false generalità va subito "rispedito" nel suo paese, anche se dovesse dichiarare una falsa nazionalità, l'accertamento della nazionalità reale o della reale identità non deve essere a carico dello Stato Italiano.

Se un immigrato dice di essere tunisino, va rispedito in Tunisia (con questo stratagemma nessun clandestino dichiarerebbe mai il falso, se sa di correre il rischio di essere rispedito in un paese che non è il suo). Le ambasciate impiegano mesi per risalire ai documenti originali .. Un immigrato detenuto nei C.I.E. in attesa di questa documentazione costa più di 1.500 euro al mese, costerebbe molto meno un biglietto aereo di sola andata. Il legislatore anziché introdurre il reato di clandestinità generico (che vale sia per i buoni che per cattivi) avrebbe dovuto introdurre il reato di omessa dichiarazione delle generalità e dell'identità personale. L'immigrato clandestino che rifiuta di fornire le proprie generalità deve essere rinchiuso in carcere, e non nei C.I.E.

Rimpatri Forzati verso la Libia avvenuti tra il 2009 e il 2010 (Accordo firmato tra l'allora ministro dell'Interno Maroni e l'allora Colonnello libico Gheddafi). La Corte di Giustizia Europea condannò l'Italia per questo motivo sentenziando che la direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei migranti irregolari "osta ad una normativa che punisce con la reclusione il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato ad un ordine di lasciare il territorio nazionale, o che è stato forzatamente espulso verso un paese che non è il suo, e compromette la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali".

In altri termini la "cattiveria" di Maroni, con l’inasprimento di tutte le sanzioni penali introdotto dai diversi "pacchetti sicurezza", e la criminalizzazione di qualunque ipotesi di irregolarità, hanno solo prodotto clandestinità e non sono servite, oltre alla propaganda, ad assicurare una efficace politica dei rimpatri. Vi siete mai chiesti che fine hanno fatto le centinaia e centinaia di migranti rispediti in Libia in quel periodo ?? Rinchiusi in carcere e torturati, alcuni, altri forzatamente portati nel deserto libico e abbandonati lì a morire, altri ancora entrati in clandestinità in Libia o ritornati nella mani dei "trafficanti di uomini". Quasi nessuno è rientrato nel paese di origine, moltissimi poi si sono trovati coinvolti, da stranieri, prima nelle sommosse anti-Gheddafi e poi nella Guerra Civile libica che ha portato alla destituzione del Colonnello.

Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale. Il Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale è regolamentato dall'Art. 18 della Legge Bossi-Fini (Testo Unico sull'Immigrazione) e da una circolare del ministero dell'Interno (Ministro Maroni) del 28.5.2007 indirizzata ai prefetti e alle questure che, nell'intento di rendere omogenea l'applicazione su tutto il territorio nazionale, l'ha di fatto resa più difficile da applicare. Questo tipo di permesso di soggiorno viene rilasciato (teoricamente) a vittime di reati particolarmente odiosi, quali il traffico di esseri umani, di sfruttamento sessuale e di sfruttamento lavorativo, e che rendono possibile l'identificazione, l'arresto e la condanna di questi criminali.

Nella pratica questo tipo permesso dovrebbe essere rilasciato dopo l'avvenuto arresto o al massimo all'atto dell'incriminazione da parte di un Giudice, ed invece, soprattutto dopo la circolare Maroni del 2007, il permesso per fini di protezione sociale viene quasi sempre rilasciato al termine dell'intero iter giudiziario che, per come va la giustizia italiana, può durare anni .. Le vittime di questi reati odiosi che decidono di collaborare, sono quindi vittime due volte, e la seconda volta solo per colpa di una norma davvero "razziale". Una norma che NON tutela le vittime in maniera adeguata, e magari lascia liberi o a piede libero criminali, mafiosi, e protettori che hanno disponibilità economiche, possono permettersi avvocati, e che spesso fanno perdere le loro tracce prima dei processi.

Facciamo un esempio concreto e realmente accaduto. Una ragazzina nigeriana, Helena (nome di fantasia), poco più che maggiorenne, costretta a prostituirsi nella zona di Treviso viene fermata nell'aprile del 2013 dalla Guardia di Finanza e quindi portata in caserma perché senza documenti. Decide di collaborare e quindi viene messa sotto protezione presso un'Associazione di Volontariato che la ospita presso una "casa sicura". Le promettono, in cambio della sua collaborazione, il permesso di soggiorno.

Nei mesi successivi, le sue dichiarazioni e le indagini delle forze dell'ordine, portano all'arresto di 64 persone in tutta Italia, sgominando così una pericolosa cellula della mafia nigeriana in Italia. Molte di queste persone arrestate si sono avvalse di avvocati ben pagati e ora sono a piede libero in attesa di processo. Tutti questi criminali, che hanno ingenti possibilità economiche, hanno così modo di tornare in Nigeria oppure di rifugiarsi in altri paesi europei sotto altre identità.

La nostra Helena, invece, è ancora costretta a vivere protetta e senza quel permesso di soggiorno che le era stato promesso, e la mafia continuerà a cercarla anche per anni. Poi, dal punto di vista strettamente legale, è una clandestina e potrebbe addirittura essere espulsa dall'Italia.

Per tutti questi motivi consideriamo il Testo Unico sull'Immigrazione, il decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, trasformato in Legge della Repubblica il 30.7.2002 n. 189, con il nome di Legge Bossi-Fini, una "legge razziale" perché non tutela i diritti dell'uomo, come ha sentenziato, in due diverse occasioni, anche la Corte di Giustizia Europea .. e per questi motivi ne chiediamo l'abrogazione oppure una profonda revisione.





Torna al menù
"Campagne Informative"






© Maris Davis
(Febbraio 2017)

rssfeed
Email Drucken Twitter FacebookWebSzenario

Video in Primo Piano