Stampa
PDF

Hanna, minorenne nigeriana, fa arrestare 70 criminali


Una storia che ha coinvolto una giovane ragazza nigeriana che chiameremo Hanna, lei è minorenne e ha fatto sgominare una rete internazionale di trafficanti di uomini e di donne. Hanna ha denunciato la mafia nigeriana. Non ha neppure diciotto anni ma ha fatto arrestare oltre 70 criminali, ovvero la rete intercontinentale che l'ha portata in Italia per destinarla alla prostituzione. Grazie all'articolo 18 (permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale) otterrà un permesso di soggiorno, ora però vive in una località segreta.

"Quando ho saputo che li avevano presi ho smesso di avere paura". Hanna non è ancora maggiorenne, eppure col suo italiano stentato e il suo corpo minuto è stata catapultata dallo Stato di Edo, la regione nigeriana di Benin City, alle fredde strade del Nord Italia. Le avevano promesso un lavoro sicuro nel settore del commercio, è diventata carne da macello per una rete molto più grande di lei. Trentacinquemila euro da restituire e un giuramento woodoo come assicurazione. La sera in cui i finanzieri l'hanno trovata senza documenti, appena scesa dal treno regionale, aveva solo due possibilità. Rassegnarsi ad un'espulsione e tornare a casa o denunciare una grande connection internazionale di trafficanti. Rischiando seriamente la pelle.

Vivere in un luogo segreto. Una ragazzina che non ha neanche chiaro in quale parte del mondo si trovi non è in grado di fare una scelta del genere. Solo l'intervento di un'associazione evita che una vittima di tratta venga espulsa. Solo un consulente legale può spiegare che esiste un sistema di protezione. "La prima volta che ho parlato con i poliziotti ho avuto paura". Adesso Hanna vive in luogo segreto all'interno di una comunità di accoglienza, presto avrà un permesso di soggiorno, e noi lo speriamo molto.

L'operazione Caronte. In questo momento ci sono almeno settantasei persone che hanno voglia di vendicarsi di lei. Ventidue arrestati e 54 denunciati in tutta Italia, da Torino a Crotone. Come parte offesa ha testimoniato, confermando alla DDA volti e nomi dei suoi aguzzini, tutti connazionali (Nigeriani ndr).

Una basista in Italia riceveva le foto delle ragazze nella sua casella di posta elettronica ed esprimeva un giudizio: questa fatela partire, questa no. I complici africani cercavano i visti per le ragazze da inviare in Europa, in aereo. Chi non riusciva ad avere il documento doveva attraversare il deserto e passare dalla Libia per poi tentare lo sbarco a Lampedusa. L'indagine ha evidenzato l'invio di "quote" di persone da destinare alla prostituzione, con un debito da ripagare fino a quarantamila euro.

Finire nelle piazzole lungo strade secondarie. Appena arrivate in Italia, le donne venivano contattate da nigeriani già residenti, ricevevano schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti (e dunque non intercettabili) e finivano in strada in città diverse, con frequenti scambi di località.

Con duecento euro al mese di affitto del "joint", quasi sempre una squallida piazzola di sosta di una strada secondaria, si ripagava il debito. In più, ovviamente, c'era l'incasso dei proventi delle prestazioni sessuali. Le ragazze non potevano uscire da sole ed erano strettamente sorvegliate da altre donne nigeriane che da vittime erano diventate carnefici.

Il gesto di Hanna non è isolato. Anche altre ragazze hanno scelto di testimoniare. Nel corso degli anni le ex prostitute sono state decisive nello smantellamento delle reti criminali transnazionali. Un contributo fondamentale e sconosciuto che ora lo Stato italiano ha deciso di gettare via.



Il sistema dell'articolo 18 permette alle vittime di tratta che denunciano di ottenere un permesso di soggiorno, ricostruirsi una vita (ma solo sulla carta, in pratica non è esattamente così).

Annientare le reti di trafficanti e sfruttatori è considerato in Europa come una buona prassi da imitare. Ma dall'anno prossimo potrebbe essere sostanzialmente smantellato. Il sistema della "protezione sociale" sostenuto quasi esclusivamente da associazioni di volontariato costa all'incirca 8 milioni di euro l'anno e finora ha permesso di contrastare in modo serio le mafie internazionali. Per il 2014 è previsto un intervento di soli 3 milioni. "Risaneranno il bilancio dello Stato con 5 milioni risparmiati sulla tratta ??".

Ragazze come Hanna, come Helena, come Isoke, come Maris, come Lilian e come tante altre che denunciano o hanno denunciato i loro sfruttatori sono un esempio di coraggio e che permette alle forze dell'ordine di smantellare sempre più nel profondo questo indegno traffico, ma senza il costante impegno delle associazioni di volontariato tutto questo sarebbe impossibile. Le istituzioni pubbliche e i servizi sociali non sono mai abbastanza preparati per gestire ragazze che hanno paura, sono terrorizzate, non conoscono la lingua, sono diffidenti, e soprattutto non vogliono tornare indietro (tornare a casa).

rssfeed
Email Drucken Twitter FacebookWebSzenario

Video in Primo Piano