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84 Dolce madre dammi al vento perché mi porti via.

Dolce madre dammi al vento perché mi porti via.

È l'inizio della lettera che Reyhaneh Jabbari scrisse alla madre quel sabato 25 ottobre 2014 prima di essere impiccata dal regime di Teheran. Reyhaned, una ragazza di 26 anni, da sette in carcere perché, nel difendersi da un tentativo di stupro, aveva colpito a morte il suo aggressore, un alto funzionario governativo. Allora di anni aveva solo 19.


Un processo "farsa" la condannò a morte, tutto il mondo civile si era mobilitato per lei e perfino Papa Francesco era intervenuto a suo favore affinché le fosse evitata la pena capitale. Ma inutilmente.


Reyhaned in realtà avrebbe potuto salvarsi chiedendo perdono alla famiglia dell'uomo ucciso e ritirare l'accusa di stupro, in Iran il marchio di violentatore è per un uomo un'infamia, soprattutto se quell'uomo è un personaggio in vista e potente. Tutto questo per "sperare" poi nel perdono, ma Reyhaneh ha sempre con dignità affermato ciò che ha sempre dichiarato nel processo .. Si era difesa da quell'uomo che la voleva violentare.


La lettera.

Un testamento di dignità, di umanità, di denuncia. Scritto da una ragazza prima di affrontare il boia. Una lettera da leggere e far leggere a tutti.


Dolce madre dammi al vento perché mi porti via."Mia dolce madre, dona i miei occhi e dammi al vento perché mi porti via. Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all'obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. L'assassinio non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui.


Con qual maledetto colpo la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte ma nella tomba della prigione di Evin e della sua sezione di isolamento. Ma arrenditi al destino e non lamentarti. Tu sai bene che la morte non è la fine della vita. Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte bisogna lottare.


Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, che si deve essere una signora di fronte alle discussioni e alle lamentele. La tua esperienza era sbagliata. Essere presentabile in tribunale mi ha fatto apparire come un'assassina a sangue freddo. Non ho versato lacrime. Non ho implorato. Non mi sono disperata perché avevo fiducia nella legge. Ma sono stata accusata di rimanere indifferente di fronte a un crimine.


Cara mamma, non piangere per ciò che stai sentendo. Il primo giorno in cui alla stazione di polizia una vecchia agente zitella mi ha schiaffeggiato per le mie unghie, ho capito che la bellezza non viene ricercata in quest’epoca.


La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione e persino la bellezza di una voce dolce. Prima della mia morte voglio qualcosa da te, qualcosa che mi devi dare con tutte le tue forze. In realtà è l’unica cosa che voglio da questo mondo, da questo paese e da te. So che avrai bisogno di tempo per questo.


Ti prego non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e dica a tutti la mia richiesta. Mia dolce madre, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventino polvere. Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono.


Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori, oppure pregate per me. Te lo dico dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove tu andrai a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili.


Dammi al vento perché mi porti via. Accuserò gli ispettori, il giudice e i giudici della Corte Suprema di fronte al tribunale di Dio".


Le autorità di Teheran, come ultimo affronto a Reyhaned, NON le hanno nemmeno concesso il suo ultimo desiderio e hanno negato l'autorizzazione al trapianto dei suoi organi.

(Maris)


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