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Il Cotone, l'oro bianco dell'Africa nelle mani delle multinazionali

Il Cotone, l'oro bianco dell'Africa nelle mani delle multinazionali

Il cotone, croce e delizia del popolo africano. Durante il periodo della schiavitù, nelle piantagioni degli Stati del Sud degli Stati Uniti, costretti a coltivarlo e a raccoglierlo "gratis" per i loro padroni. Oggi, a casa loro in Africa, costretti a coltivarlo e a raccoglierlo per pochi soldi per conto di multinazionali agricole straniere, cinesi e americane soprattutto, che hanno "occupato" (o comprato) le loro terre.


I quattro paesi africani maggiori produttori di cotone, chiamati anche C4, Burkina Faso, Mali, Benin e Ciad, hanno tutti siglato rapporti di collaborazione con multinazionali agricole per la coltivazione intensiva del cotone. Coltivazioni che avvengono in prevalenza su terreni sottratti alla gestione delle popolazioni locali, e su zone demaniali immense pagate milioni di euro ai governi locali per il loro sfruttamento agricolo.


Già all'inizio di questo nuovo millennio la "Monsanto" (multinazionale agricola statunitense) ha tentato di introdurre nell'Africa sub-sahariana la coltivazione del cotone transgenico tra le proteste delle popolazioni locali. Un tentativo parzialmente riuscito, che però non era l'obiettivo della multinazionale americana. Il vero obiettivo è quello di far arrivare in Europa, continente tradizionalmente contrario ai prodotti geneticamente modificati, il cotone prodotto in Africa.


La crisi alimentare del 2008 ha favorito accordi di cooperazione nel settore agricolo tra i governi africani "presi per il collo" e allo stesso tempo "foraggiati" con somme ingenti di dollari "freschi" e le ricchissime multinazionali agricole americane, cinesi ed europee.

Piantagione di cotone in MaliPiantagione di cotone in MaliMali .. Sarà anche un caso che subito dopo la crisi del 2012-2013 dovuta al tentativo di colpo di stato, all'occupazione islamica, al successivo intervento francese nel conflitto, ed in seguito all'arrivo dei caschi blu dell'ONU della missione "Minusma", tra cui anche un numeroso contingente cinese, sia stata propria la Cina ad annunciare di aver investito 2,5 miliardi di dollari per un progetto di sviluppo nelle piantagioni di cotone in Mali.
Il governo cinese si è impegnato a sostenere tutta la produzione di cotone anche negli altri paesi africani del "C4", garantendo assistenza finanziaria e tecnica, formazione di personale per il miglioramento delle infrastrutture e nelle strategie di produzione. La Cina entra così a "gamba tesa" nel terreno di caccia che è sempre stato un monopolio quasi assoluto dei francesi. Tutti i quattro maggiori produttori di cotone africani sono infatti ex-colonie della Francia.
Ad oggi questi 4 paesi, Ciad, Mali, Burkina Faso e Benin, forniscono da soli il 15% del fabbisogno di cotone della Cina. Un mercato ricchissimo ma di cui, come al solito, NON ne beneficiano i contadini africani che effettivamente coltivano quel cotone.
Ma la Cina in Africa non si ferma solo al cotone, attualmente risultano ben 72 progetti di cooperazione in una trentina di paesi africani. Per esempio in Niger c'è un progetto per fornire di acqua la città di Zinder (in cambio del controllo finanziario sulla distribuzione di un bene vitale come l'acqua), o ancora la costruzione di un hotel e 4 stelle a Niamey, la capitale del Niger, per sfruttare l'enorme flusso di denaro derivante da un turismo ricco. Insomma la Cina, senza dare tanto nell'occhio, si sta comprando mezza Africa.
Burkina Faso, cotone appena raccoltoBurkina Faso, cotone appena raccoltoBurkina Faso .. Prima del colpo di stato che ha recentemente destituito il presidente "assassino" Blaise Campaoré, la multinazionale americana Monsanto aveva stipulato un accordo per la coltivazione di cotone geneticamente modificato. Un accordo stipulato sulla pelle dei contadini ma che ha fatto "ingrossare" (di dollari freschi) le tasche di Blaise Campaoré e soci. Questo poverissimo paese africano è così diventato il "cavallo di troia" per la coltivazione di cotone transgenico anche negli altri paesi dell'Africa sub-sahariana.
Dunque non più solo lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo, diamanti, minerali preziosi e petrolio, ma sempre più anche nel settore agricolo, nel settore alimentare, in quello del turismo, e perfino nello sfruttamento di risorse "vitali" come l'acqua, l'Africa rappresentata da governi corrotti e cinici si lascia "vendere" alle multinazionali straniere, e il tutto avviene sulla pelle di chi è già povero e che diventerà sempre più povero.
Africa Libera .. Sempre di più si alzi forte il grido via dall'Africa chi sfrutta l'Africa. Questo articolo fa seguito ad un altro recente sullo sfruttamento delle risorse agricole dell'Africa.
• Olio di Palma al posto delle foreste africane --> http://on.fb.me/1wrwDHA
(Maris)

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