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(02) Le Ragazze di Benin City

02 432 Le Ragazze di Benin City
Le Ragazze di Benin City
Mai più Schiave (Who, What, Where, When, Why)

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WHO (Chi) Chi è quella Ragazza?
Quel corpo seminudo ai bordi di una strada buia di periferia?. Merce in vendita di una società edonista e mercantile. Che la compra e la vende, insieme a moltissime altre ragazzine come lei. Le chiamano prostitute, quando va bene. Più spesso gettano loro addosso i vocaboli più dispregiativi.

La maggior parte sono ragazze giovanissime, quasi tutte immigrate: 15, 20 forse 30 mila sono nigeriane. Vittime della povertà e dell'ingiustizia, di una vita che non è degna di essere vissuta, molte di queste ragazze si ritrovano ingannate da promesse fittizie, dal miraggio di un'esistenza migliore, di un altrove fatto di benessere e felicità: finiscono col ritrovarsi schiave sessuali, in una situazione di vulnerabilità e povertà ancora peggiore di quella da cui vengono, sradicate in un Paese straniero, clandestine, senza identità né dignità.

Le chiamano prostitute, ma sarebbe meglio chiamarle prostituite. Costrette a vendere se stesse, corpi-merce di un traffico che ha preso la forma intollerabile di una delle peggiori schivitù contemporanee. Donne vittime della tratta, donne a pezzi, che cercano di liberarsi dalle catene di una prigionia fatta di minacce e ricatti, di riti woodoo e di violenze, di umiliazioni e paura.

Molte sono MORTE sulla strada, molte sono uscite abbruttite, svuotate dei loro valori profondi, annientate nella loro autostima, incapaci di recuperare il senso della vita e dei loro valori femminili, negati e deturpati. Qualcuna ce l'ha fatta, trovando conforto e protezione in molte persone e associazioni che in Italia come in Nigeria hanno detto BASTA A QUESTO VERGOGNOSO TRAFFICO!


WHAT (Cosa) La Tratta di giovani ragazze, anche minorenni.
La tratta di donne ai fini dello sfruttamento sessuale è, secondo le Nazioni Unite, la terza attività più redditizia al mondo, dopo il traffico di armi e di droga. Ed è diffusa in maniera capillare e ramificata in tutto il mondo. La "mafia" nigeriana è tra le più potenti e organizzate. A più livelli. A quello più basso si trovano le mamam, spesso ex-prostitute loro stesse, che gestiscono le ragazze quando arrivano in Italia, le avviano alla prostituzione e raccolgono i pagamenti.

Le ragazze sono tenute a rimborsare un
debito  spropositato: dai 50 agli 80 mila euro. Ogni loro prestazione "costa" al massimo 20 euro. Spesso anche di meno.

A un livello intermedio di questa rete, il potere passa agli uomini che si occupano della logistica del traffico da Benin City a Lagos e da lì all'Europa, passando soprattutto per Parigi, ma anche da Amsterdam e Madrid per poi arrivare a Torino, piuttosto che a Palermo, Roma o Napoli.

Poi, a un livello più alto, si trovano i veri e propri trafficanti che stanno in Nigeria: una struttura ben organizzata, potente, ramificata, con molti contatti, capace di corrompere ad alti livelli, con legami con governi e ambasciate, e addentellata in tutta Europa. Una vera e propria organizzazione a delinquere, in grado di trafficare documenti e visti su scala trans-nazionale, oltre che ragazze spesso minorenni.

In Italia sono in molti a lottare contro questo traffico, dalle forze dell'ordine alle numerose associazioni e organzzazioni religiose e del privato sociale. Si occupano di perseguire i trafficanti, ma soprattutto di sensibilizzare e prevenire, di accogliere le ragazze che escono dalla strada e di avviarle verso percorsi di recupero che restituiscano loro DIGNITÀ e una prospettiva di futuro.


WHERE (Dove) La Nigeria.
La Nigeria, il "gigante d'Africa". BENIN CITY, la città dove tutto è cominciato. Un'Africa che sta cambiando in maniera impressionante e caotica. Un'Africa dove restano forti alcuni riferimenti tradizionali, la famiglia, il villaggio, valori e norme di comportamento, ma anche superstizioni e stregoneria, e dove sempre più si impongono stili di vita e modelli culturali di tipo occidentale, spesso legati a logiche consumistiche e materialistiche.

E in tutto questo si inserisce Boko Haram, i miliziani islamici che provocano terrore da anni nelle regioni del Nord della Nigeria, e le violenze contro i cristiani, i rapimenti di ragazze, la distruzione di villaggi, gli attentati quasi quotidiani.

Il connubio talvolta è un ibrido inquietante. Come a Benin City, centro dei traffici di ragazze verso l'Europa e specialmente l'Italia. Qui la povertà è diffusa ed è evidente e stride in maniera sconcertante con alcuni simboli di ricchezza e potere ben esibiti: Suv americani, campi da golf, ville sontuose e protette come fortezze. E lì accanto, la miseria ed il degrado.

Ma Benin City non è che un piccolo specchio della Nigeria, un Paese dai forti contrasti, ricchissimo di petrolio e vergognosamente povero: il 92,4 per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. La vita costa poco e non vale quasi niente. Bastano pochi spiccioli per mangiare il solito piatto di riso e pesce secco, ma per pochi spiccioli una famiglia può "vendere" il proprio bimbo come domestico (o la propria bimba) nelle case di chi sta un po' meglio. O una "ragazza" può vendere se stessa per cercare di sopravvivere e di far sopravvivere la propria famiglia.

Il sogno è di andarsene: l'Europa, l'altrove, il paradiso immaginato, inseguito, voluto ad ogni costo. Molte ci provano in tutti i modi a raggiungerlo. Molti, i trafficanti di ragazze, si sono ben organizzati per renderlo possibile. Ma a carissimo prezzo!


WHEN (Quando) Quando è cominciato.
Negli ANNI OTTANTA, il traffico di ragazze nigeriane destinate allo sfruttamento sessuale era una delle tante attività illegali gestite dai nigeriani. Poi si è consolidato nei decenni successivi, diventando una vera e propria "impresa" ben strutturata e particolarmente redditizia. Sin dall'inizio ha avuto come punto di approdo e "smistamento" Torino. E come base logistica, organizzativa e di "reclutamento" Benin City.

Qui, molte ragazze provano innanzittutto a cavarsela con lavoretti informali, che rappresentano spesso l'unica possibilità di guadagnare qualche soldo. Per tante il sogno è di fare la parrucchiera. E con il miraggio di questo sogno semplice molte sono state convinte a partire.  Un inganno che le ha portate a sopportare viaggi impossibili: la traversata nel deserto del Sahara e poi del Mediterraneo, dove molte hanno perso la vita. Chi ce la fa finisce su una strada.

QUANDO IL SOGNO SI TRASFORMA IN UN INCUBO. Eppure alcune ragazze sono riuscite a liberarsi da questa schiavitù. Molte sono rimaste in Italia, dove hanno provato a fare altro e a ricostruirsi una vita. Alcune sono rientrate in Nigeria. A Benin City c'è qualcuno che le aspetta: le religiose italiane, insieme a quelle nigeriane, con la collaborazione di Caritas Italiana, della CEI e dei salesiani, hanno realizzato una casa di accoglienza per ospitare quelle che tornano e hanno bisogno di sostegno. QUANDO IL VIAGGIO NON È A SENSO UNICO.


WHY (Perché) Perché hai Fame.
Perché hai fame e ascolti il tuo stomaco. Prima di ogni altra cosa. Perché a scuola non c'è posto per te. Ci sono stati i tuoi fratelli maschi, non c'erano abbastanza soldi per pagare tasse e libri per tutti. A casa, le bambine, aiutano la mamma. Tanto lì ci sono tante cose da fare. Solo che quando diventi grande, di lavoro non ne trovi mai.

Perché manca sempre tutto: l'acqua in casa, quando hai una casa vera e non una baracca, e i soldi per fare la spesa. E manca la benzina alla pompa. E allora ci si mette in fila, anche per giorni. Eppure la Nigeria produce un'enormità di petrolio. Ma per gli altri!

Non c'è lavoro e non c'è giustizia. E c'è chi non ha niente e chi ha troppo, e se ne va in giro con l'ultimo modello di Suv americano o va a giocare a golf e ha la mega-villa fortificata come una fortezza.Perché altrove è meglio. Altrove non può che essere meglio che qui. Altrove ci sono tanti soldi e si può fare una bella villa. E guadagnare un po' per aiutare la famiglia.

Perché quello che è capitato alle altre non può capitare a me. Quei racconti, tutte storie! Perché io sono più intelligente e più furba, e farò la parrucchiera o la cameriera. Perché quando un sogno nasce dallo stomaco non credi a chi vuole demolirtelo, prima ancora che provi a realizzarlo. Perché sognare è l'unica cosa che ti resta quando non hai più nient'altro. E PER UN SOGNO SI PUÒ ESSERE DISPOSTI A TUTTO.


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(Gennaio 2016)

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