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Africa 2016. Instabilità e Guerre Dimenticate

Africa 2016. Instabilità e Guerre Dimenticate
Attualmente nel continente africano sono diversi i punti di crisi dovuti a, insurrezioni e vere e proprie guerre civili. In diversi paesi inoltre sono previste le elezioni presidenziali, esse stesse molto spesso causa di instabilità politica.

Crisi sociali e instabilità politiche

  • Angola. Instabilità politica in crescita. Il presidente José Eduardo dos Santos è in pratica un dittatore, in carica dal 1979 è uno dei più longevi del continente Africano.
  • Burundi. Grave crisi, violenze politiche e migliaia di persone in fuga verso i paesi vicini. Una crisi iniziata circa un anno fa e causata dalla volontà del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato presidenziale in aperta violazione della costituzione -News 2015-
  • Rwanda. Il presidente Paul Kagame in carica dal 2000, ha ottenuto nel 2015 un nuovo mandato presidenziale. Le precedenti elezioni presidenziali del 2010 furono considerate “non democratiche”, allora il presidente in carica ottenne il 93% dei consensi. In Rwanda non esistono giornali liberi e molti giornalisti in questi anni sono stati uccisi. Nel paese inoltre non sono del tutto scomparse le cause che hanno provocato il genocidio del 1994, ribelli hutu sono ancora attivi nella vicina Repubblica Democratica del Congo.
  • Repubblica Democratica del Congo. Ventennale ormai la crisi umanitaria delle regioni minerarie del Nord e Sud Kivu dove si registrano infiltrazioni di bande armate dai confinanti Rwanda e Uganda. Nella regione pur essendo presente una missione di pace delle Nazioni Unite si registrano violenze continue ai danni della popolazione e il più alto numero di stupri al mondo. Come se non bastasse il presidente Joseph Kabila, in carica dal 2001, ha chiesto e ottenuto la candidatura per un quarto mandato provocando proteste di popolo. Già le precedenti elezioni, quelle del 2011, furono svolte in un grave clima di tensione e con forti ombre sulla loro regolarità.
  • Mali. Un colpo di stato nel 2012 portò al potere un presidente islamico che sospese la costituzione, la successiva contro offensiva dell’esercito regolare respinse le bande islamiche nel nord del paese. Le milizie islamiche imposero la “legge coranica” nei territori del nord da loro controllati dove distrussero moltissimi tesori e costruzioni considerate patrimonio del’umanità. Nel 2013 l’intervento delle truppe francesi con l’ausilio di truppe ONU ripresero il controllo anche dei territori del nord controllati dalle bande islamiche. Gli islamisti tuareg tuttavia continuano ancora oggi a provocare disordini e attentati - News 2015 -
  • Egitto. Nel 2013 un colpo di stato militare destituisce il presidente Morsi eletto l’anno prima e porta al potere il generale Al-Sisi, che mette al bando i “fratelli mussulmani” e incarcera migliaia di oppositori politici, sopprimendo o limitando libertà personali e di fatto sospendendo la democrazia. Nel paese la situazione è piuttosto tesa anche per la presenza dell’estremismo islamico nella penisola del Sinai.

Guerre civili e gravi crisi umanitarie in Corso

  • Libia, dal 2011.
  • Repubblica Centrafricana, dal 2013. Il paese africano dal 2014 è guidato da un governo di transizione presieduto dalla signora Catherine Samba-Panza. Lo scorso anno è stata approvata la nuova costituzione che porterà, nel 2016, alle elezioni presidenziali. Nel paese sono ancora presenti focali di violenza tra le bande armate Seleka (mussulmane) e Anti-Balaka (cristiani e animisti). La guerra civile ha provocato una grave carestia e un milione di profughi (un sesto della popolazione è stata costretta ad abbandonare tutto) -News 2015-
  • Somalia. Un paese in perenne guerra civile dove spadroneggiano le bande armate di matrice islamica di Al-Shabaab che spesso compiono attentati e incursioni anche nel vicino Kenya.
  • Sud Sudan, è il paese più giovane del mondo. Ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011, due anni dopo, nel 2013, un tentativo di colpo di stato ha innescato una sanguinosa guerra civile ancora in atto tra le milizie fedeli al presidente Salva Kiir e quelle del capo dei ribelli Rieck Machar. Una guerra civile che ha già provocato due milioni e mezzo di profughi e che ha riaperto antiche divisioni etniche tra Dinka e Nuer, alimentate dalla lotta per il petrolio di cui la regione è ricca. Sarebbero almeno 16.000 i “bambini soldato” reclutati da entrambe le fazioni in lotta - News 2015 -
  • Darfur (Sudan), un conflitto ventennale che ha provocato tra il 2014 e il 2015 oltre trecentomila morti. Per le atrocità commesse nel Darfur il presidente del Sudan Omar al Bashir è stato condannato nel 2012 dal tribunale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità, unico presidente al mondo in carica su cui pende un mandato di cattura internazionale. Di fatto, nel Darfur le gente viene ancora terrorizzata, abusata e uccisa impunemente, nonostante la presenza dal 2011 di una forza internazionale di Pace, UNAMID (United Nation African Union Mission in Darfur). L'ONU stesso ha riconosciuto quella del Darfur come la peggiore crisi umanitaria al mondo.
  • Nord Nigeria, l’imperversare delle bande armate di matrice islamica Boko Haram ha provocato negli ultimi sei anni oltre 20.000 morti, cinquemila nel solo 2015, la distruzione di centinaia luoghi di culto cristiani, oltre duemila ragazze rapite negli ultimi due anni e oltre due milioni di persone, soprattutto donne e bambini, costrette a lasciare i loro villaggi distrutti e incendiati. Nell’estate del 2014 Boko Haram ha proclamato lo “Stato Islamico” nei territori sotto il suo controllo annunciando la sua fedeltà all’ISIS. Lo scorso anno l’offensiva dell’esercito nigeriano in collaborazione con gli eserciti di Camerun, Ciad e Niger ha attualmente relegato gli integralisti islamici nell’estrema regione nord orientale della Nigeria. Boko Haram però continua a fare attentati e a provocare morte e distruzione, utilizzando perfino le bambine come “kamikaze”, non solo nelle nel nord-est della Nigeria, ma anche in Ciad, Niger e Camerun - News 2015 -

Paesi africani in cui sono previste elezioni presidenziali nel 2016

  • Gambia, scade il mandato presidenziale di uno dei più longevi dittatori dell’Africa, Yahya Jammeh al potere dal 1994 dopo un colpo di stato, e che ha fatto della lotta all’omosessualità la sua battaglia politica. Dal dicembre 2015 il Gambia è stato proclamato Stato Islamicoil destino del Gambia è nelle mani di Allah”. Difficile nel 2016 un cambio di potere.
  • Benin, scade il mandato del presidente Yayi Boni eletto democraticamente nel 2006 e riconfermato nelle elezioni del 2011. Nella repubblica del Benin la democrazia è piuttosto consolidata e non ci dovrebbero essere problemi a sostituire il presidente Boni che non può ripresentarsi per il terzo mandato consecutivo.
  • Niger, eletto la prima volta nel 2011 il presidente Mahamadou Issoufou non dovrebbe avere problemi ad essere rieletto. Attualmente il Niger rappresenta uno snodo importantissimo per le rotte dei trafficanti di uomini che portano i migranti dall’Africa Sub-Sahariana fino in Libia. Il governo nigerino è stato più volte accusato dalla comunità internazionale di fare troppo poco per contrastare la bande armate che controllano le piste nel deserto attraversate dai migranti, e da dove passano anche armi e droga.
  • Ciad. Idriss Déby è uno dei dittatori più longevi dell’Africa, al potere dal 1990 dopo un colpo di stato. Più volte le opposizioni interne hanno tentato di destituirlo con colpi di stato ma le truppe francesi, ancor oggi presenti in Ciad, hanno sempre difeso il presidente Déby che è anche accusato di trattenere per se i proventi derivanti dal petrolio (si è calcolata una cifra molto vicina al mezzo miliardo di dollari). Recentemente la Banca Mondiale ha obbligato il Ciad ad approvare una legge che dichiara che i proventi del petrolio devono essere investiti in sanità, istruzione e nuove infrastrutture di pubblica utilità. Quasi sicuramente l’attuale presidente-dittatore sarà riconfermato per altri 5 anni, anche perché Idriss Déby dal 30 gennaio scorso è stato eletto anche presidente dell’Unione Africana.
  • Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è un altro presidente-dittatore, in carica dal 1979, la rivista Forbes lo colloca all’ottavo posto tra i sovrani più ricchi al mondo con un patrimonio stimato di 600 milioni di dollari. La Guinea Equatoriale è un paese ricco di idrocarburi e di petrolio. È uno dei paesi africani con il più alto tasso di crescita, ma la ricchezza è concentrata solo nelle mani di un’elite di industriali e di banchieri.
  • Repubblica Centrafricana, sta attraversando un periodo di transizione dopo una cruenta guerra civile. Tuttavia persistono ancora gravissime tensioni e dove ci sono ancora territori nelle mani di bande armate. Le elezioni presidenziali del 2016 dovrebbero eleggere un nuovo presidente e un nuovo parlamento dopo che lo scorso anno è stata approvata la nuova costituzione.
  • Congo-Brazzaville. Denis Sassou Nguesso è l’ennesimo presidente dittatore africano, prese il potere nel 1997 con l’aiuto dell’Angola. Confermato nelle elezioni “farsa” del 2002 con il 90% dei voti (allora le opposizioni boicottarono il voto), nello stesso anno riformò la costituzione in senso personalistico. Il sistema politico non è più caratterizzato dall’ideologia marxista ma è più personalistico tanto è che i simboli dello stato e la stessa bandiera nazionale sono stati modificati in direzione di un forte “culto della personalità”. Il presidente Nguesso, in scadenza di mandato, ha chiesto e ottenuto dal parlamento l’estensione per altri 5 anni delle sue prerogative presidenziali.
  • Repubblica Democratica del Congo. Uno dei paesi più estesi dell’Africa dove da sempre c’è instabilità politica con infiltrazioni di bande armate sia dal Rwanda che dall’Uganda per il controllo delle ricche miniere di minerali preziosi e di diamanti. L’attuale presidente Joseph Kabila prese il potere a soli 29 anni nel 2001, diventò il più giovane residente africano e tentò inutilmente di porre fine alla guerra civile. Nel 2016 scade il suo secondo mandato consecutivo, ma ha già chiesto al parlamento di prolungare le sue prerogative costituzionali anche per un terzo mandato scatenando le proteste delle opposizioni e di parte della comunità internazionale.
  • Uganda. Molti sono stati i progressi in campo economico e del rispetto dei diritti umani ma ancora gravi sono i problemi dell'Uganda, su diversi fronti dai servizi alla sanità e all’istruzione che presentano problematiche di non facile risoluzione. Ormai Yoweri Museveni è in carica dal 1986, trent’anni. Nel 2016 scade “formalmente” il suo mandato, ma nell’immediato non si vede un successore.
  • Mauritius. La piccola isola-nazione raggiunse l'indipendenza nel 1968. L'isola è da sempre una democrazia stabile, con elezioni libere e regolari, nel rispetto dei diritti umani, e attrae ingenti investimenti dall'estero. Possiede uno dei più alti PIL pro-capite di tutta l'Africa.
  • Burkina Faso. Merita una menzione particolare il Burkina Faso, il paese che fu Thomas Sankara. Dopo quasi trent’anni di dittatura, un breve periodo di transizione e l’approvazione di una nuova costituzione, hanno portato nel novembre 2015 alle prime elezioni libere della sua storia che hanno eletto l’attuale presidente Roch Marc Christian Kaboré.
Africa 2016. Instabilità e Guerre Dimenticate


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