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Torturatore di migranti in Libia arrestato a Milano

"Ogni sera mi legava e stuprava". Le sue vittime lo riconoscono e lo denunciano. Donne stuprate ripetutamente, uomini torturati e uccisi. Le testimonianze delle vittime di Osman Matammud, il "capo profughi" nel campo di Bani Walid in Libia.

Torturatore di migranti in Libia arrestato a Milano
 "Io non sono somalo, non sono musulmano, sono il vostro padrone", così cominciavano stupri e violenza. Si era mescolato tra i migranti. L'uomo è stato arrestato a Milano mentre era ospitato nel centro profughi di via Sammartini. Le accuse sono di sequestro di persona a scopo di estorsione, omicidio plurimo e violenza sessuale aggravata, anche su minorenni. A riconoscerlo proprio due ragazzine di cui aveva abusato per mesi in quel lager libico, che come tutti gli ospiti del lager, lo conoscevano come Ismail.

Le violenze sessuali soprattutto sulle minorenni
I racconti della vittime sono estremamente cruenti e sottolineano l'efferatezza di Matammud. Ogni clandestino pagava settemila dollari per entrare illegalmente in Italia. Prima di arrivare sulle coste italiane, una serie di violenze , di orrori e morte scandiva le giornate dei migranti. Tutte perpetrate dalla mano del 22enne somalo. "Matammud e i suoi uomini ogni giorno prelevavano uomini dal capannone per portarli in una vera e propria stanza delle torture. Le donne invece venivano portate nel suo appartamento dove si consumavano gravissime violenze sessuali"

Torturatore di migranti in Libia arrestato a Milano
A parlare è una ragazza nigeriana minorenne, ascoltata dagli agenti della polizia locale e dagli inquirenti. "Sono stata quattro mesi nel centro di Bani Walid. Ismail è venuto nell’hangar, mi ha presa e mi ha stracciato il vestito davanti a tutti. Poi quando sono rimasta nuda ha cercato di penetrarmi, ma non ci è riuscito perché io sono infibulata. Mi ha portato in una stanza di un edificio vicino, mi ha legato le mani dietro la schiena, mi ha messa per terra, mi ha aperto le gambe e con uno strumento metallico ha aperto l’accesso alla mia vagina, al fine di penetrarmi praticando un taglio attraverso l’infibulazione. Lì dal dolore sono svenuta, quando mi sono svegliata mi aveva già violentata"

Non un caso, un'altra ragazza, amica della vittima, ha rivelato quello che le è accaduto in quel "lager": "Sono stata chiusa lì dentro tre giorni e tre notti, in cui sono stata violentata ulteriormente. Nei tre giorni di prigionia non ho mangiato nulla e ho solo bevuto"

Lo scenario dipinto dalle vittime e dalle indagini è raccapricciante: "Ismail è un vero e proprio torturatore. Tutto il giorno violentata le donne e picchiava le persone. Nemmeno i soldi lo fermano, nemmeno quei i settemila euro che i genitori mandavano ai figli reclusi nel campo. Anche una volta terminato il pagamento del viaggio" sottolinea il Gip "Le violenze e le sevizie sono continuate per mero sadismo, per soddisfare un puro piacere che l’indagato provava nel torturare e seviziare i "suoi profughi"

Le torture sugli uomini
Il racconto di un giovane vittima delle violenze dell'arrestato. Le donne venivano picchiate e stuprate, mentre gli uomini erano spediti a lavorare: "Io venivo mandato a lavorare per costruire un altro campo per profughi. Una volta sono stato picchiato talmente forte che per due settimane non sono riuscito a mangiare e mi dovevano imboccare". Un altro ragazzo racconta: "Sono stato torturato con delle scariche elettriche nella stanza delle torture che c’era fuori dal campo"

Ognuno aveva un trattamento particolare da Ismail, spiega un altro ragazzo: "Ismail per me aveva trovato una tortura particolare. C’era un punto della stanza (quella usate per la reclusione, ndr) dove passava il sole dall'alto. In questo punto della stanza faceva caldissimo. Ismail mi legava mani e piedi dietro la schiena e mi lasciava per ore e ore sdraiato per terra, finché mi disidratavo e mi orinavo addosso". Ma c'è anche chi non è sopravvissuto alla mano del carnefice come quattro ragazzi ammazzati di botte o strangolati perché i loro genitori non avevano trovato i settemila dollari necessari per il viaggio.

In riferimento ai racconti terribilidi "torture", "sevizie" e stupri contenuti negli atti, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che insieme al procuratore Francesco Greco e al pm Marcello Tatangelo ha coordinalo le indagini su Osman Matammud, ha ammesso che "in quarant'anni di carriera non ho mai sentito di un orrore simile"

Ora una decina di migranti, tra cui due ragazze minorenni violentate, le prime a riconoscerlo a Milano vicino alla stazione Centrale, sono pronti a testimoniare contro di lui anche in un incidente probatorio, vogliono "il processo pubblico per lui" e potranno restare in Italia con un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

A capo del centro libico di Bani Walid "per almeno un anno", gestito anche da altri trafficanti di uomini, Matammud si sarebbe poi nascosto su un barcone, ai primi di settembre, fino al suo arrivo in Sicilia, e dopo una sosta a Firenze, è arrivato a Milano. Nel capoluogo lombardo, il 23 settembre, è stato visto da due ragazzine che, stando alle indagini, aveva stuprato in Libia e che erano ospiti dell'hub per migranti di via Sammartini. Il suo riconoscimento "E' stato un caso", ha ammesso il PM.

Nel "lager" in Libia, un capannone sorvegliato da guardie armate, e dove dormivano tutti a terra, c'era un solo bagno. I migranti venivano sottoposti a violenze terribili "perché facessero arrivare al più presto tutti i soldi". Chi non pagava alla fine veniva ucciso "anche a botte", perché "diventava solo un costo e le salme venivano lasciate in vista come ammonimento"

Le violenze, tuttavia, erano "gratuite" anche nei confronti di chi già aveva pagato. "Le donne, soprattutto quelle infibulate, venivano stuprate anche poco prima della partenza". Matammud, poi, "torturava personalmente, anche con scariche elettriche". L'arrestato, è un uomo la cui indole "appare riduttivo definire violenta", ha scritto il gip. Le violenze, oltre che da alcuni fotogrammi, sono state accertate anche con relazioni medico legali. La permanenza nel "lager libico" per i migranti poteva durare "dai due agli otto mesi e, comunque dopo un anno, se non pagavano, venivano uccisi"
(Ansa)

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