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Racconto la tratta perché nei villaggi della mia Nigeria nessuno conosce la verità

Blessing Okoedion è nigeriana e oggi vive in Italia, ha trent'anni ed è una mediatrice culturale (proprio come me). È stata vittima della tratta, ingannata, nonostante la sua laurea in informatica (proprio come me). In Italia sono 70mila le donne vittime della tratta, di cui la metà giovani nigeriane. Lei si è liberata e ha raccontato la sua storia in un libro.

Racconto la tratta perché nei villaggi della mia Nigeria nessuno conosce la verità
Blessing Okoedion
"Nei villaggi i trafficanti appaiono come salvatori, con 40 euro si prendono una ragazza. Ma è forse una colpa vivere in un villaggio e non sapere l'inglese?"

Come ho fatto ad essere così stupida?Come ho fatto a fidarmi e a non accorgermene? Inizia con queste domande la testimonianza di Blessing Okoedion, una ragazza di trent’anni, nigeriana. Oggi è una mediatrice culturale, nel suo passato ci sono la strada e la prostituzione. Blessing è una ex vittima della tratta.

È arrivata in Italia nel 2013, ingannata da una donna che lei ora definisce un «lupo travestito da agnello». Ha una laurea in informatica Blessing, ma non è bastato a riconoscere l’inganno, tanto era studiato il “travestimento”: «appena ho capito quale lavoro avrei dovuto fare, qui in Italia, non facevo altro che ripetermi “come ho fatto”, “come può essermi successa questa cosa». La catena che legava Blessing era un debito da 65mila euro, così le disse quella donna che l’aveva ingannata. Lei ha avuto la forza di romperla, denunciando e ricominciando una nuova vita. E raccontando la sua storia in un libro appena pubblicato, Il coraggio della libertà (edizioni Paoline) scritto insieme alla giornalista Anna Pozzi.

Nel mondo sono almeno 21 milioni le persone vittime di tratta, per il 70% donne e bambini. “Tratta” significa persone trafficate e sfruttate, prevalentemente per sesso e lavoro da schiavi. Ogni due minuti, nel mondo, c’è un bambino che viene sfruttato sessualmente. È un giro d’affari che vale 32 miliardi di dollari l’annoe che in Europa vale più del traffico di droga o d’armi.

Se ne è parlato nel convegno “Migrazioni e traffico di persone”, a Milano. È un fenomeno che tocca anche l’Italia, in ogni sua zona.



Solo in Italia sono 50-70mila le donne vittime della tratta, circa la metà giovani nigeriane. Ogni mese qui in Italia da loro si acquistano prestazioni sessuali per un valore complessivo di 9-10 milioni di euro

Lo sfruttamento del lavoro riguarda invece 150mila persone. Un lavoro schiavo, non semplicemente lavoro nero, con sottrazione di documenti, salario di poche decine di euro per 12 ore di lavoro, condizioni abitative disumane, fornitura di beni di prima necessità obbligatoria e a caro prezzo. Basta un dato per capire quanto la tratta ci riguardi.

Le donne nigeriane sbarcate in Italia nel 2016 sono state undicimila, erano la metà (5.600) l’anno prima. Molte di loro, come Blessing, si chiedono “come è possibile

Come è possibile? «Tante persone in Nigeria hanno sentito parlare della tratta. Ma nelle città. Nessuno va nei villaggi a raccontare. I trafficanti sanno che non possono più prendere ragazze in città, ma nei villaggi questi appaiono come gli unici salvatori. I nostri villaggi sono abbandonati dalle autorità, i trafficanti arrivano, promettono un lavoro, magari come baby sitter. Sono una mano tesa per persone abbandonate a loro stesse, l’unica mano tesa. Con quaranta euro si prendono una ragazza»

Racconta Blessing. La sua voce si leva forte, potente: «Ma è forse un peccato vivere in un villaggio? Non parlare inglese? Perché lì nessuno racconta la verità? Perché nessuno spiega a queste ragazze e alle loro famiglie cosa sia la tratta?»

Il coraggio della libertà. Una donna uscita dell'inferno della tratta
di Blessing Okoedion e Anna Pozzi edito da Paoline Editoriale Libri, 2017
Racconto la tratta perché nei villaggi della mia Nigeria nessuno conosce la verità
Un libro-testimonianza, carico di speranza, sul dramma della tratta di essere umani. Questo, e molto altro, nel libro «Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall’inferno della tratta». «Il libro è una testimonianza importante perché la gente capisca come stanno le cose, nei dettagli, non solo in astratto»

Blessing è una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che cerca di costruirsi il suo futuro personale e lavorativo a Benin City. Qui incontra una donna pia, membro di una delle tante chiese pentecostali che le dà lavoro, e un giorno le propone di andare a lavorare per il fratello che gestisce dei negozi di informatica in Europa. Ma una volta arrivata in Italia non c’è nessun negozio di informatica. C’è solo la strada. Si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento, come migliaia di altre donne nigeriane. Un inferno. Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove, grazie all’accompagnamento delle suore Orsoline, cerca di ricostruire se stessa, la sua vita, la sua fede. Ritrova dignità e libertà e ora è pronta a spendersi perché altre donne nigeriane trovino la forza e il coraggio di spezzare le catene di questa schiavitù.

Da questa volontà di denuncia e di riscatto nasce il libro. Scrive Blessing: «Ero completamente stordita, incredula, impaurita, disorientata. Mamam Faith mi introduceva al mio nuovo lavoro e alla mia nuova vita in Europa. Una vita in strada. In quel momento ho saputo che ero finita nelle mani dei trafficanti. Che ero diventata la loro schiava. Come era potuto accadere? Nella mia testa si affollavano tante domande. Ancora oggi non sono in grado di rispondere. Ma ora sono convinta che dovevo passare attraverso quell’esperienza del male per scoprire il vero bene. Per questo ringrazio Dio, perché quello che ho vissuto sulla mia pelle mi permette ora di parlare e forse di liberare altre donne. Sono dovuta scendere nell’abisso per rinascere a una vita nuova».

Il testo, arricchito dalla prefazione di Dacia Maraini e dalla postfazione di suor Rita Giaretta, fondatrice di Casa Rut, è scritto a quattro mani con Anna Pozzi, giornalista e scrittrice, che si occupa da molti anni della tratta di persone e delle moderne schiavitù, e che firma all’interno del volume anche un approfondimento sul traffico e lo sfruttamento delle donne nigeriane in Italia.

Il problema che Blessing denuncia tecnicamente lo chiamano "gap informativo", è un nodo cruciale delle migrazioni odierne e dei tentativi di arginare i numeri del traffico di esseri umani, tant'è che l'OIM (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni) ha avviato una campagna informativa sui social chiedendo a migranti arrivati in Italia di registrare una brevissima testimonianza in cui raccontino la verità su ciò che hanno passato in Libia, perché «chi parte non sa cosa lo aspetta» .. Il progetto si chiama Aware Migrants.

Non sanno che "la Libia è inferno". I migranti vengono picchiati, rinchiusi nei campi, gli viene chiesto di pagare un riscatto, a volte lavorano ma non vengono pagati. Molti vorrebbero tornare indietro, ma a i trafficanti non vogliono che chi vede le reali condizioni della migrazione e soprattutto della traversata torni indietro per raccontarlo. Chi parte non sa, parla del Mediterraneo come di un fiume, the river, c'è una sorta di marketing incentrato sulla facilità della traversata.

Quando arrivano sulla spiaggia e vedono il mare e i gommoni con cui dovrebbero attraversarlo hanno paura e vorrebbero tornare indietro. Ma non possono, una volta che hai pagato devi partire. Tanti hanno sul corpo i segni delle violenze, tagli su braccia e gambe, tanti hanno raccontato di persone uccise perché non volevano più partire.

Racconto la tratta perché nei villaggi della mia Nigeria nessuno conosce la verità
Ecco perché la distinzione fra migranti economici e rifugiati è stata superata dalla storia. Queste persone sono partite per motivi economici, tecnicamente non sono rifugiati e non hanno diritto alla protezione internazionale, però nel loro percorso nei fatti hanno subito una violazione dei loro diritti umani. E sono costretti a imbarcarsi. Questa è la realtà. Non abbiamo il diritto di dire "non partite", ma abbiamo il dovere di informare, perché tanti oggi ci dicono "non immaginavo"

Una mano tesa Blessing l’ha trovata da suor Rita Giaretta, a Casa Rut, a Caserta. «Non volevo stare lì da loro. Altre donne, come quella che mi aveva tradita. Perché questa donna mi tende la mano? Cosa vuole da me? Io non avevo mai pensato prima che una donna e una donna cristiana potesse vendere un’altra donna: avevo paura. Non è facile avere fiducia quando sei stata tradita»

Poi pian piano ha capito che Casa Rut «era una mano tesa vera, che non dà false speranze. Nelle parole delle suore di Casa Rut ho visto un messaggio, “siete capaci di cose belle, non siete condannate alla tristezza della morte, dentro di voi c’è la possibilità di una rinascita»

Oggi è questo il messaggio che Blessing grida forte: «mi sto facendo voce per dire a tutte le ragazze trafficate che c’è una possibilità di rinascita. E di gioia»


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Articolo a cura di
Maris Davis
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