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Darfur, il massacro continua. Armi chimiche contro i civili

Nell'indifferenza del mondo. Le immagini raccolte dal leader dell’opposizione. Presentato al Senato il rapporto di «Italians for Darfur»

Darfur, il massacro continua. Armi chimiche contro i civili

Il Darfur è più vicino. Almeno per un giorno la distanza che ci separa da questa tormentata (e dimenticata) regione del Sudan si accorcia. Il leader dell’opposizione sudanese, Abdel Wahid al Nur, ha raccolto nuove prove sull’uso di armi chimiche contro i civili nell’area di Jebel Marra, vulcano simbolo del Darfur. Prove che sono state portate a Roma in un’audizione al Senato dove è stato presentato il nuovo rapporto di «Italians for Darfur» sul massacro in corso nel Paese.

Le vittime .. Si tratta di immagini sconvolgenti, per lo più impubblicabili. Mostrano civili con ferite terribili provocate da agenti chimici. Si vedono i sopravvissuti sfigurati, la pelle scorticata, piena di pustole, vesciche e ulcere. C’è chi ha perso la vista, chi fatica a respirare. Per molti di loro è una lenta agonia. Almeno 250 civili, tra cui molti bambini, sono stati uccisi durante una trentina di attacchi chimici nel 2016. Italians for Darfur aveva denunciato già lo scorso aprile i primi episodi, poi confermati a settembre da un rapporto di Amnesty International.

Gli attacchi .. Riuscire a documentare quanto avvenuto non è stato facile. Nell'ultimo anno nessun giornalista, attivista o operatore umanitario ha potuto svolgere ricerche sul campo. Questa regione, controllata dai ribelli del «Movimento per la liberazione del Sudan» guidato da al Nur, dal 2003 è in guerra con il governo centrale, è assediata dalle forze armate sudanesi che da mesi hanno intensificato gli attacchi.

Almeno 30 i raid condotti con armi non convenzionali nei primi 9 mesi del 2016 nella zona del Jebel Marra. Agenti chimici contenuti in bombe aeree e razzi sarebbero stati sganciati anche nel 2017. «Almeno tre gli episodi soltanto a gennaio» dice la responsabile della ONG, Antonella Napoli. Incursioni che si inquadrano nell'offensiva su larga scala lanciata in Darfur all'inizio del 2016 dall'esercito sudanese. Ma nella maggior parte dei 171 villaggi colpiti non vi erano ribelli armati.

Darfur, il massacro continua. Armi chimiche contro i civili
Esodo di massa .. Oltre un centinaio di questi villaggi sono stati completamente distrutti, e più di 50 mila persone sono state costrette a fuggire. Alcune si sono rifugiate nelle grotte sulle montagne di Marra, altre sono state portate nei campi profughi. Le Nazioni Unite stimano che siano almeno 34 mila i civili in disperato bisogno di assistenza umanitaria in quest’area del Darfur.

Ma la crisi resta grave in tutta la regione. Soltanto nell'ultimo anno qui ci sono stati più di 600 mila nuovi sfollati, che sommati ai «vecchi» hanno fatto salire i profughi presenti in Darfur a oltre 2 milioni e mezzo.

L’altro fronte, il Sud Sudan .. In decine di migliaia arrivano dal vicino Sud Sudan, uno dei 23 Paesi dove secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International si consumano crimini di guerra. In fuga dai combattimenti, dalla fame e dalle violenze, cercano riparo in Darfur, per quanto paradossale possa sembrare. Dallo scoppio della guerra civile nel dicembre del 2013 il flusso di sud sudanesi è costante, quasi 50mila gli arrivi recenti, riporta Italians for Darfur.

Del resto la situazione nel più giovane Paese del mondo (separatosi nel 2011 dal Sudan) è drammatica, con oltre 100 mila morti e 2,7 milioni di nuovi sfollati negli ultimi due anni e mezzo, con l’epidemia e la carestia che in queste ultime settimane stanno decimando la popolazione, mentre il conflitto civile è ripreso più cruento che mai. Lunedì scorso l’appello del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per scongiurare che una «tragedia» si trasformi in una «catastrofe»

Darfur, il massacro continua. Armi chimiche contro i civili
Ieri l’intervento di Papa Francesco: «A questo punto è più necessario che mai non fermarsi alle parole ma intraprendere azioni concrete perché gli aiuti alimentari possano raggiungere la popolazione». Le parole del pontefice sono arrivate all'indomani della promessa fatta dal presidente del Sud Sudan di garantire il «libero accesso» di tutte le organizzazioni umanitarie alla popolazione stremata dalla fame (un milione di persone, stima l’Onu). Ma il governo di Juba (Sud Sudan) ha fatto altre volte questa promessa, senza mantenerla.

L’accordo Italia-Sudan per i rimpatri forzati (un accordo che viola l'articolo 10 della Costituzione Italiana) .. Anche il Sudan è nella «lista nera» dei Paesi teatro di crimini di guerra. Prima del ricorso alle armi chimiche, il genocidio perpetrato dal presidente Bashir a partire dal 2003 e riconosciuto nel 2010 dalla Corte penale internazionale, centinaia di migliaia le vittime e oltre 2 milioni gli sfollati in un decennio di guerra civile, con l’80% dei villaggi incenerito dalle bombe dell’aviazione sudanese e dagli attacchi delle milizie arabe dei Janjaweed, i cosiddetti «diavoli a cavallo» assoldati, secondo il Tribunale dell’Aja, dal governo sudanese per contrastare la rivolta in Darfur.

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che l'Italia ha sottoscritto - Art. 19Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti

Art. 10 della Costituzione Italiana"La Repubblica Italiana deve conformarsi alle norme del diritto internazionale, e non può essere estradato lo straniero che, nel suo paese di origine, sia stato condannato alla pena di morte"

Con il Sudan di Bashir l’Italia l’anno scorso ha siglato un accordo per i rimpatri forzati dei migranti. Il 24 agosto ha rispedito 48 irregolari a Khartoum: ha dunque «le carte in regola» per figurare accanto all’Ungheria di Orbán tra i 36 Paesi che hanno respinto illegalmente migranti e rifugiati, Stati individuati nell'ultimo rapporto di Amnesty.

Ora Roma rischia però una condanna dai giudici di Strasburgo. La scorsa settimana cinque sudanesi del Darfur vittime di quel rimpatrio forzato hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.


Le prove del massacro
(dal Corriere della Sera)






Articolo a cura di

Maris Davis

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