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News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)

Scritto da Maris Davis.

Mali, un uomo e una donna "conviventi" lapidati a morte. La loro colpa, non essere formalmente sposati
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
L'esecuzione da parte di Ansar Dine, gruppo legato ad al Qaida.

Orrore nel Mali. Un uomo ed una donna tuareg sono stati lapidati a morte dai jihadisti con l'accusa di convivere fuori dal matrimonio. A renderlo noto è stata una fonte ufficiale, che ha richiesto l'anonimato, precisando che la brutale esecuzione si è verificata martedì scorso a Taghlite nel nord del Paese ed è stata ordinata dall'ex-sindaco della città di Aguel'hoc, che adesso si è 'convertito' al fondamentalismo islamico.

La lapidazione è stata eseguita da estremisti del gruppo radicale di Ansar Dine, il cui leader qualche mese fa aveva dichiarato di essersi unito alle formazioni al-Mourabitoun e al-Qaida nel Maghreb islamico creando un nuovo gruppo denominato 'Jama'at Nusrat al-Islam wal Muslimeen' che tradotto significa 'Supporto all'Islam e ai musulmani'.

Nel 2012 estremisti islamici legati ad al Qaida occuparono le regioni nord del Mali dove imposero una rigida interpretazione della Sharia (legge islamica). Vennero cacciati un anno dopo anche grazie all'intervento militare francese.
(ANSA)
L'Isis taglia un piede ad un ladro recidivo. Feroci sino all'ultimo giorno
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
I miliziani filo-Isis si apprestano
ad amputare il piede al prigioniero 
In azione l'esercito Khalid bin Walid, gruppo affiliato all'Isis. Alla vittima era già stata amputata la mano destra.

Sono i miliziani del sedicente esercito Khalid bin Walid, che è una formazione jihadista, a sua volta risultato di altre fusioni tra gruppi islamisti, affiliata allo Stato Islamico ma con un suo grado di autonomia. Loro operano ai confini tra Siria e Giordania e i loro metodi sono spietati come quelli dello Stato Islamico, né più né meno.

Così, per riaffermare il loro potere, hanno diffuso le immagini della punizione, secondo la rigida applicazione della Sharia, di un ladro recidivo al quale era già stata tagliata la mano destra. E in questi casi si procede al taglio del piede.

Una vera e propria barbarie. Tuttavia le mutilazioni non sono appannaggio solamente dello Stato Islamico de dei gruppi affiliati. Ma sono purtroppo diffusi in altri contesti. Ad ogni modo per lo Stato Islamico le condanne a morte o le amputazioni sono un vanto, perché dimostrano la severità con la quale loro vogliono governare nelle terre sotto il loro controllo. Così faranno fino all'ultimo.
Sudafrica, ragazza incinta violentata da 11 uomini
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Gli 11 uomini arrestati in flagranza per violenza e stupro
Violentata da undici uomini. La vittima è una ragazza sudafricana di 22 anni, incinta. Lo stupro di gruppo è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì a Johannesburg, in Sudafrica.

La giovane stava tornando a casa dopo il suo turno di lavoro in discoteca. Si trovava in compagnia di un collega quando un gruppo di uomini si è avvicinato loro. Uno di questi ha afferrato la donna, e quando l’amico ha provato a opporsi è stato preso a botte.

Solo dopo un po’ di tempo l’uomo è riuscito a riprendersi e a chiedere aiuto ad una donna che vende giornali all'angolo della strada, in Bree Street. Nel frattempo la ragazza era stata trascinata in una zona di case disabitate e senza elettricità. Qui era stata violentata più volte.

“Quando la polizia è arrivata, abbiamo sentito delle urla provenire da un edificio. Siamo accorsi e quando l’abbiamo trovata abbiamo visto anche diversi uomini in piedi in fila, in attesa che arrivasse il loro turno per stuprarla”, ha raccontato il collega della donna, anche lui traumatizzato.

La polizia ha arrestato undici persone con l’accusa di sequestro di persona e violenza sessuale. I nomi degli imputati non sono stati diffusi dalle autorità per proteggere l’identità della vittima, che è tutt'ora ricoverata in ospedale.
(The Citizen)
Sud Sudan. Nuovi combattimenti intorno a Yei con morti e feriti
Ci sarebbero stati pesanti combattimenti nelle vicinanze di Yei, cittadina dell’Equatoria Centrale, in Sud Sudan, non lontano dal confine con l’Uganda.

Secondo un testimone ben conosciuto dalla redazione e assolutamente credibile, i combattimenti sarebbero cominciati all’alba nelle immediate vicinanze della città. Secondo un comunicato diffuso dall’Splm-Io, le forze di opposizione controllerebbero ora diversi centri abitati attorno alla città, il più vicino dei quali sarebbe Lutaya, che si trova ad appena 2,7 miglia.

La città sarebbe dunque ormai l’immediata retroguardia del fronte di battaglia. Il generale maggiore che comanda le forze di opposizione nella zona, John Mabien, invita i civili ad evacuare dalle zone dei combattimenti per salvaguardare le proprie vite. Segno evidente che gli scontri continueranno anche nei prossimi giorni.

Nei combattimenti di ieri ci sarebbero stati molti feriti, trasportati negli ospedali di Yei per le necessarie cure, e parecchi morti.

Yei era rimasta un’isola di pace anche durante la guerra tra il nord e il sud del Sudan, conclusasi nel 2005, e fino all'agosto dello scorso anno. Dopo gli scontri tra governo ed opposizione nella capitale, Juba, a luglio 2016, è stata al centro di aspri combattimenti tra milizie locali e l’esercito governativo che hanno pesantemente colpito la popolazione civile. Yei da allora è praticamente sotto assedio e semi-deserta. Gran parte della popolazione dell’intera zona ha infatti cercato rifugio nella vicina Uganda.
Tunisia. Proteste per l'amnistia a uomini d'affari del regime
Circa 5 mila tunisini hanno marciato sabato nel cuore della capitale Tunisi, protestando contro un disegno di legge che garantirebbe un’amnistia agli uomini d'affari accusati di corruzione durante il regime del deposto Zine El-Abidine Ben Ali.

I critici del progetto di riconciliazione economica, sostengono si tratti di un pericoloso passo indietro rispetto allo spirito della rivoluzione popolare del 2011 che rovesciò Ben Ali. In molti pensano che la legge - che è stata bloccata in parlamento da due anni - sia semplicemente un'amnistia per i criminali e un modo per riabilitare gli alleati di Ben Ali nella società tunisina. Secondo il governo invece, l’amnistia sarebbe un modo per convincere gli uomini d'affari ad iniettare denaro nell'economia tunisina. Il progetto di legge consente loro di denunciare l’ammontare dei fondi sottratti e rimborsarli.

Il presidente Beji Caid Essebsi, ex un funzionario di Ben Ali, ha inviato il progetto di legge al parlamento nel 2015, e da allora il testo è rimasto bloccato in parlamento proprio a causa delle critiche contro il provvedimento.

Sei anni dopo la “rivoluzione dei gelsomini”, la Tunisia è lodata come un modello di transizione democratica, ma sta ancora lottando contro corruzione, malessere economico e frustrazione diffusa nei giovani disoccupati, gli stessi motivi che sei anni fa innescarono la rivolta.

Proteste contro la legge e per la mancanza di lavoro, sono state ricorrenti in quest’ultimo mese nel sud della Tunisia, e arrivano in un momento sensibile per il primo ministro Youssef Chahed che sta lottando per riuscire a varare misure di austerità e riforme della spesa pubblica, per aiutare la ripresa della crescita economica.
(Reuters)
Sudan. Sei capi d'accusa contro Mudawi Ibrahim che adesso rischia la pena di morte
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Mudawi Ibrahim, oppositore politico etiope
Le indagini in Sudan contro il noto difensore dei diritti umani Mudawi Ibrahim sono state finalmente completate, ha reso noto il suo avvocato, Nabil Adib. A suo carico sono stati indicati sei capi d’accusa, sulla base del Codice penale del 1991. Tra gli altri: minaccia all’ordine costituzione, incitamento alla guerra contro lo stato, spionaggio, appartenenza ad organizzazioni criminali e terroristiche, diffusione di notizie false. Alcuni di questi prevedono la pena di morte.

Stesse accuse sono state avanzate per Hafiz Idris, avvocato darfuriano, arrestato dai servizi di sicurezza nella casa di Mudawi, dove si trovava in visita.

Secondo l’avvocato, però, non ci sarebbe nessuna prova a sostegno delle accuse. “Ora - ha aggiunto Adib - non resta che spingere affinché il processo si svolga al più presto, in modo che i due, in carcere dall’inizio dello scorso dicembre, possano tornare liberi”.

In marzo il tribunale aveva disposto la loro scarcerazione su cauzione, ma più tardi il provvedimento, mai eseguito, era stato cancellato.

Nei lunghi mesi di detenzione, mass media vicini al governo avevano condotto una campagna denigratoria, accusando Mudawi di collaborazione con entità straniere e di essere coinvolto nella raccolta di prove per il rapporto di Amnesty International sull’uso di armi chimiche in Darfur.
(Radio Dabanga)
Costa d'Avorio. I Soldati ammutinati accettano l'accordo con il governo
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Dopo quasi cinque giorni asserragliati nella città centrale di Bouaké, i circa 8.400 soldati ammutinati della Costa d'Avorio hanno accettato la proposta del governo sul pagamento dei bonus promessi, rientrando nelle rispettive caserme.

La rivolta, causata dai ritardi nei pagamenti dei bonus promessi dal governo al termine di una precedente ribellione, a gennaio, è iniziata il 13 maggio a Bouaké (seconda città del paese) e si è diffusa rapidamente, bloccando l’economia di tutto il paese (ferme banche, imprese, commerci e la produzione del cacao), per la chiusura delle principali arterie stradali.

Mentre le truppe smantellavano i blocchi stradali liberando le vie di ingresso in città, il ministro della Difesa Alain-Richard Donwahi ricordava il bilancio di questa rivolta: almeno due persone uccise negli scontri e nove nove feriti.

News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Secondo l’accordo raggiunto, ogni soldato riceverà un pagamento immediato di 5 milioni di franchi Cfa (circa 8.400 dollari), più altri 2 milioni (circa 3.370 dollari) alla fine di giugno, per un totale di circa 12.800 dollari.

L'accordo genera malumore diffuso tra altre fazioni dell’esercito ivoriano, dopo che il governo aveva già ceduto al ricatto delle armi a gennaio, pagando altri 5 milioni di franchi Cfa ad ogni ammutinato.

La nuova resa del governo (alle prese con una crisi economica dovuta al ribasso del prezzo del cacao, di cui è primo produttore mondiale) potrebbe anche provocare un nuovo sciopero da parte dei lavoratori del settore pubblico, che contestano il potere concesso ai soldati (per lo più ex ribelli delle Forze Nuove che sostennero l’ascesa al potere dell’attuale presidente Alassane Ouattara) di forzare concessioni governative attraverso la violenza.
(Reuters)
Sud Sudan. I sette più importanti gruppi d'opposizione creano un'alleanza
Sette degli ormai numerosi gruppi di opposizione al governo del presidente Salva Kiir hanno formato un cartello, chiamato “The political opposition Forces” che ha come obiettivo la caduta del regime di Juba.

Dell’alleanza fanno parte i movimenti di opposizione, sia politica che armata, più importanti e conosciuti sia per lo spessore politico dei propri membri (Riek Machar, Lam Akol, Kosti Manibe, Joseph Bakasoro, Gabriel Changson Chan) sia per l’esperienza e la presenza militare sul campo (Machar e Thomas Cirillo).

Nel documento di presentazione si dice che il gruppo lavorerà con la prospettiva di formare un fronte unito su questioni strategiche ed operative.

Prossime tappe: un incontro dei leader di tutti i gruppi per discutere i dettagli e le modalità per stabilire sempre più strette relazioni e un summit di tutti dei leader di tutti i gruppi d’opposizione.

Si tratta di un primo significativo passo per presentare ai sud sudanesi e alla comunità internazionale un interlocutore che sia in grado di rappresentare istanze diverse ma coordinate, verso un percorso che porti alla pace e alla stabilizzazione del paese.
(Radio Tamazuj)
Migrazioni. Italia e Germania per per una missione europea al confine tra Niger e Libia
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Con una lettera datata 11 maggio inviata alla Commissione europea, il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere e il suo omonimo italiano Marco Minniti chiedono l’invio di una missione europea permanente al confine tra Niger e Libia per arginare il flusso di migranti.

Dopo l'accordo raggiunto con la Turchia per fermare i migranti, secondo dati del ministero degli Interni italiano nel 2016 la migrazione sulla rotta balcanica si è ridotta del’86%, mentre il Mediterraneo centrale ha visto un aumento del 18% del numero dei migranti in partenza via mare.

Con la creazione di una missione europea di monitoraggio in Niger, l’Italia, con il sostegno della Germania, vorrebbe implementare accordi simili con Niamey per frenare l’ingresso di migranti in Libia.
(Afrique Press)
Internet. Il cyber attacco "Wannacry" anche in Africa, ma senza conseguenze
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
L’attacco di hackers che ha messo in ginocchio mezzo pianeta durante lo scorso fine settimana ha colpito anche alcuni paesi africani. Secondo la stima dell’azienda multinazionale russa di cybersecurity, Kaspersky Lab, il ransomware WannaCry che ha infettato centinaia di migliaia di computer in più di 150 paesi in tutto il mondo da venerdì, avrebbe attaccato Sudafrica, Nigeria, Angola, Egitto, Mozambico, Tanzania, Niger, Marocco e Tunisia. Attacchi molto deboli, respinti da tutti i sistemi di protezione attivi nei sistemi informatici delle grandi strutture pubbliche e private. Solo il Sudafrica avrebbe registrato alcuni casi di attacchi penetrati nei sistemi.

Il ransomware è un software maligno che prende il controllo dei file sui computer Windows, richiedendo il pagamento di 300 dollari in bitcoin (crypto-moneta usata per le transazioni in internet) per ripristinarne l’accesso. In caso di mancato pagamento, dopo tre giorni WannaCry raddoppia il costo per il “rilascio” e dopo sette giorni il file viene eliminato.
(Africa News)
Etiopia. Oppositore rischia fino a 20 anni per dei post su Facebook
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
Yonatan Tesfaye
Yonatan Tesfaye, portavoce del partito etiope d’opposizione Blue Party, è stato dichiarato colpevole ieri, d’aver incoraggiato il terrorismo con dei commenti postati su Facebook. La sentenza nei suoi confronti sarà emessa il 22 maggio e rischia fino a 20 anni di carcere.

Yonatan Tesfaye è detenuto da 17 mesi senza processo. È stato arrestato nel dicembre 2015 nel corso dell’ondata di proteste anti-governative che hanno infiammato per oltre un anno la regione di Oromia. Amnesty International ha parlato di “accuse inventate”, quando furono confermate, nel maggio 2016.

Le autorità gli contestano diversi commenti, tra cui uno in cui avrebbe scritto che il governo ha usato "la forza contro la gente anziché una discussione pacifica".

In una traduzione delle accuse in cui si descrivono i suoi commenti su Facebook, fatta dal Ethiopian Human Rights Project, Yonatan avrebbe scritto: "Ti sto dicendo di distruggere i materiali oppressivi del partito di governo… Ora è il momento di fare zoppicare i nostri assassini".

L'Etiopia è da tempo oggetto di critiche per l’uso delle leggi anti-terrorismo per reprimere il dissenso. Più di 600 civili sono stati uccisi durante le proteste delle popolazioni Oromia e Amhara (contro l’emarginazione politica ed economica subite), iniziate nel novembre 2015 e represse a più riprese dalle forze di sicurezza. Migliaia di contestatori sono stati incarcerati.

Il governo ha introdotto lo stato di emergenza lo scorso ottobre per portare sotto controllo la situazione. Tra i tanti, rimane in carcere il leader dell'opposizione, Merera Gudina, arrestato lo scorso dicembre e anche lui accusato di terrorismo.
(BBC)
Nigeria. In discussione una legge per abbassare l'età per poter essere eletti in Parlamento
News dall'Africa in pillole (14-18 maggio 2017)
In Nigeria la Costituzione è in fase di modifica, per abbassare ulteriormente l’età minima per essere eletti in parlamento, fissata attualmente a 30 anni. I legislatori vogliono abbassarla a 25 anni, per agevolare l’ingresso dei giovani nella politica e nel sistema istituzionale, arginando così il preoccupante aumento della disoccupazione giovanile nel paese più popoloso del continente.

Parlando ieri ad Abuja davanti al parlamento, il giovane speaker della Camera, Yakubu Dogara, ha ricordato che il 60% della popolazione della Nigeria è costituito da giovani, e ribadito gli impegni presi nell'Agenda legislativa: dare priorità ad interventi per promuovere l'uguaglianza e l'inclusione, rafforzare i diritti delle donne, dei giovani e dei gruppi vulnerabili della società.

Se tutti gli emendamenti proposti passeranno, anche l’età minima per diventare presidente, governatore o senatore (attualmente fissata rispettivamente a 40 e 35 anni), sarà abbassata per tutti a 30 anni.
(Africa News)


Articolo a cura di
Maris Davis
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