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Thomas Sankara, l'ultimo discorso che gli costò la vita

Scritto da Foundation for Africa.

Thomas Sankara, l'ultimo discorso che gli costò la vita
  • Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli.
  • Affermò, con il proprio esempio, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale.
  • Sostenne le ragioni degli ultimi, dei diversi e delle donne.
  • Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza.
  • Irrise le regole di un mondo fondato su di una competitività che punisce sempre gli umili e chi lavora, e arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena.
  • Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi, potessero solo guardare la vita di pochi e tentar di sopravvivere.
Nel luglio del 1987, in occasione della riunione dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) ad Addis Abeba, Thomas Sankara fece sentire la sua voce contro il debito africano.

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Thomas Sankara con Fidel Castro
Le sue idee al non determinato pagamento del presunto “debito pubblico” causarono disagio presso alcuni partecipanti all’assemblea che lo ritenevano un giovane in grado di sconvolgere il gioco di potere vigente in Africa.

Parole profetiche le sue quando disse “Se il Burkina Faso da solo, rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Invece col sostegno di tutti, potremo evitare di pagare, destinando le nostre magre risorse al nostro sviluppo”. Gli altri presidenti presenti in sala applaudirono con entusiasmo l’intervento di Sankara ma nessuno di loro poi aderì alle sue proposte, lasciandolo di fatto solo ed isolato.

Tre mesi dopo questo discorso Sankara venne assassinato (il 15 ottobre 1987) in un colpo di Stato organizzato dal’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti d’America e militari liberiani.

L'assassino di Thomas Sankara, Blaise Campaoré, divenne presidente-dittatore del Burkina Faso restando al potere per ben 27 anni, fino ad ottobre 2014. Portò il paese alla devastazione economica e sociale, agli ultimi posti nel mondo per povertà, e attualmente vive, impunito, in Costa d'Avorio

Spero che il Burkina Faso torni ad essere il paese di Thomas Sankara, il suo giovane, povero e intelligente presidente, trucidato proprio da Campaoré ed i suoi.

Spero che il Burkina torni a essere protagonista della costruzione di un'Africa diversa, capace di risolvere in autonomia i suoi problemi e vantare e condividere le sue ricchezze e la sua bellezza.

Spero che i nuovi governanti siano "poveri" e trasparenti come Sankara. E che anche per loro, come fu per lui, e com'è per noi, si veda con chiarezza l'infamia del governo occulto dei poteri finanziari e la si combatta.

Spero che la felicità, per tutti, torni ad essere l'unica importante missione di chi governerà questo angolo di mondo ai confini del deserto.

Spero (e chiedo) che finalmente si faccia giustizia e verità su quel piccolo grande uomo che ci incantò allora e continua a farlo ancora oggi con le sue idee e la sua straordinaria testimonianza di vita.

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Thomas Sankaravive ancora nel cuore degli africani onesti, dei poveri, degli affamati di giustizia, e di tutti gli africani buoni. Thomas Sankara vive ancora in chi dice basta allo sfruttamento dell'Africa.

Sono decisamente stanca di anniversari. Hanno una loro ragione di essere, ma rischiano di risolversi in mute celebrazioni. Rischiano, cioè, di non produrre altro effetto che un ricordo. Quasi mai azione conseguente. Nel caso di Thomas Sankara, questo è vero, e ricordarlo è già rivoluzionario. Rompe il silenzio nel quale i suoi assassini hanno voluto sigillare la sua vita. Questa vita, però, pretende molto più da noi di un semplice ricordo.

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Perché è stato assassinato Thomas Sankara
Ecco quali erano le sue idee di fondo e perché erano tanto pericolose da provocarne non solo la morte ma anche un vero e proprio annientamento della sua esistenza.

La felicità, la cooperazione, il primato delle donne, il rifiuto di ogni servitù.

Il giovanissimo presidente del poverissimo Burkina Faso pretendeva, e operava conseguentemente a partire dalla sua stessa vita privata vissuta in grande semplicità, che la politica fosse servizio alla gente, costruzione di felicità collettiva. Una politica non fastosa, non costosa, umilmente al servizio. Che altro mai potrebbe essere la politica se non questo.

Il mondo si dilania intorno al controllo delle sue risorse. Energia e acqua, terra e minerali rari. Tutto patrimonio di un unico mondo. Tutto risorsa dell’uomo ad ogni latitudine. Tutto oggi terreno di conflitti sanguinosi per le brame di potere di pochi circoli. Sempre pochissimi circoli si contendono il primato della produzione alimentare e di quella energetica.

La produzione crescente di fame, guerra e miseria per la maggioranza dell'umanità è sotto gli occhi di tutti. Come è sotto gli occhi di tutti noi la stratosferica menzogna della necessità della competizione tra paesi per costruire serenità e ricchezza. Con questo sistema di regole che governano il mondo non ci sarà mai più la piena occupazione e la equa divisione delle possibilità.

Il modello di produzione capitalistico ha perso ogni funzione rivoluzionaria. Non c’è più bisogno di piena occupazione per la produzione mondiale. Le macchine risolvono abbondantemente il problema. I poteri dominanti temono questa storica opportunità di liberazione dell’uomo. Chiederebbe l’estinzione di ogni logica di profitto. Affermerebbe la necessità di un ribaltamento epocale delle nostre società. Porrebbe al centro l’uomo e non i pacchetti azionari. Ed allora ci vendono l'illusione della competitività con il solo risultato che lavoro e ricchezza migrano in base ai loro interessi, mentre la miseria è per tutti noi.

Già allora Thomas Sankara affermava il principio della cooperazione. Affermava cioè il diritto dei popoli ad una gestione comune delle risorse del mondo nella comune costruzione della felicità. Trovava che fosse un non senso competere tra lavoratori di paesi diversi. A vincere erano solo i loro padroni. E quei lavoratori, invece, avevano gli stessi sogni.

È bene dare un nome ai poteri oggi, alle potentissime forze di conservazione mondiale. Questo nome è quello della grande finanza. Quella che ha trasformato il mondo, e le nostre vite, in una immensa e crudele bisca in cui si scommette, spesso barando, sul futuro con l’unica certezza che a perdere saremo solo e sempre noi. Mai loro.

Lo strumento di potere maggiore di questi signori è il debito. Viene usato come un laccio strangolatore. Lento, ma implacabile. Sta rendendo l’intera umanità schiava della finanza mondiale. Lo ha fatto già in Africa e America Latina. Ora ambisce il mondo intero.

Sankara lo aveva denunciato. Ed aveva fatto la sua proposta. "Al gioco si vince e si perde. Questa volta, a perdere, siano loro". Si celebrano i morti, Sankara è vivo. La sua attualità è straordinaria. Chiede a tutti noi impegno, produzione di idee e nuova politica. Per costruire l’unica cosa degna dei nostri sforzi e delle nostre ansie. 


Felicità, un po’ di colorita felicità. Per tutti




Articolo a cura di
Maris Davis
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