12 Niger Delta


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Delta del Niger, uno scempio alla natura e a un intero popolo. Un po' di storia

Il Delta del Niger è l'area fluviale più vasta dell'Africa, è il terzo delta al mondo. Ha una superficie complessiva di circa 70.000 chilometri quadrati (cento volte più grande di quella del delta del fiume Po'). Era un paradiso ecologico, un ecosistema dove foresta pluviale, paludi alluvionali e anse del fiume si amalgamavano in un perfetto equilibrio tale da far vedere, in modo netto ed inequivocabile, la straordinaria bellezza della natura e da far vivere, attraverso la pesca, la caccia e l'agricoltura oltre 20 milioni di persone.
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Delta del Niger. La Shell in tribunale per la violazione dei diritti umani
 
Amnesty International: La Shell di fronte al tribunale civile olandese per complicità nell'uccisione di nove attivisti nigeriani nel 1995. Amnesty International ha reso noto che la Shell è stata citata in giudizio presso un tribunale civile olandese per la complicità nell'arresto illegale, nella detenzione e nella successiva esecuzione capitale di nove uomini, impiccati nel 1995 sotto la giunta militare nigeriana.
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Delta del Niger, dove il petrolio inquina la natura e calpesta i diritti

Fino al 1956 lungo il Delta del fiume Niger si estendeva un’oasi incontaminata. Le foreste di mangrovie formavano intricati labirinti nei quali si sviluppava un delicato ecosistema in cui le popolazioni locali vivevano in equilibrio con la natura, traendo da essa il loro sostentamento quotidiano. In quell'anno nel delta vennero scoperti i primi giacimenti petroliferi che hanno trasformato quell'oasi in un inferno che ancora oggi continua a bruciare. Da allora le compagnie petrolifere, in particolare la Shell che controlla circa la metà del greggio complessivo, la Total, la Chevron e l’italiana Eni, hanno colonizzato il territorio, appoggiate da governi militari e non deboli e corrotti, che nel corso degli ultimi 50 anni hanno svenduto le risorse naturali del loro paese in cambio di mazzette e profitti illeciti, ed hanno messo a tacere le ingiustizie che le popolazioni locali sono costrette a subire quotidianamente.
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Il Delta del Niger senza Pace. Decine di gruppi armati contro le compagnie petrolifere

Sono passati 21 anni dall'assassinio in Nigeria dello scrittore, candidato premio Nobel per la pace, Ken Saro-Wiwa, il giusto che voleva difendere il del Delta del Niger. Le estrazioni petrolifere di Shell, Chevron, ExxonMobil ed Eni continuano, anche se a ritmo rallentato. Così come proliferano gli attacchi dei gruppi terroristici agli impianti. Sono decine e decine le sigle di nuovi gruppi armati. Sullo sfondo c’è la situazione di estrema povertà della gente del Delta del Niger e l’estremo inquinamento dell’area. Un governo corrotto. E multinazionali che in questo quadro fanno fatica a operare. La povertà, con il ribasso dei costi delle materie prime e la mancanza di lavoro endemica, aumenta.
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Il Delta del Niger e i suoi "vendicatori"

I "Vendicatori del Delta". Via dalla Nigeria chi ha sempre rubato il suo petrolio. Cos'è il Delta del Niger oggi. Uno dei luoghi più inquinati del mondo. Una devastazione causata dallo sfruttamento indiscriminato e dall'arroganza delle Compagnie Petrolifere. La regione petrolifera della Nigeria, un'area grande come la pianura Padana, devastata dall'inquinamento dei terreni, delle acque e dell'aria. La regione del Delta del Niger è uno dei dieci luoghi più inquinati al mondo, ma per la sua estensione, la continuità con cui si sta inquinando, la mancanza di progetti per le bonifiche, fanno del Delta del Niger il più grave disastro ambientale di sempre, e tutto questo nell'indifferenza del mondo, in nome solo dei petro-dollari.
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Nigeria. Venti anni fa uccisero Ken Saro-Wiwa, il giusto che voleva difendere il Delta del Niger

Vent’anni fa veniva impiccato Ken Saro Wiwa. Era stato condannato a morte per "istigazione all'omicidio" un'accusa del tutto inventata (come fu poi ampiamente dimostrato). L’esecuzione avvenne nella prigione di Port Harcourt, nel Delta del Niger. La sua colpa era quella di avere contestato lo sfruttamento incondizionato del petrolio della sua terra. Ken Saro Wiwa morì da difensore dei diritti umani e del diritto di un popolo di poter godere delle proprie ricchezze. Ma Ken Saro Wiwa era molto di più di un militante e molto più di un politico. Era uno scrittore, un drammaturgo, un poeta, un produttore televisivo e tatrale. Era un grande personaggio che iniziava a dare fastidio agli enormi interessi economici delle multinazionali che stavano (e stanno ancora) operando nella ricchissima regione petrolifera della Nigeria.
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Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger

Nel Delta del Niger, in Nigeria, si estrae petrolio da mezzo secolo. Gli enormi giacimenti hanno generato profitti di miliardi di dollari per il paese ma la grande maggioranza della popolazione che risiede nelle aree estrattive vive in povertà. Il petrolio ha portato ricchezza per pochi e impoverimento, conflitti, abusi dei diritti umani e disperazione per molti. La crisi crescente ed eterogenea nel Delta del Niger è stata indotta dall'inquinamento diffuso e dai danni ambientali, dagli errori e dalle cattive pratiche aziendali, da una grave negligenza del governo e dall'azione delle forze di sicurezza private e dei gruppi armati (MEND).
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Delta del Niger, l'inquinamento che nessuno vuole vedere

Il Delta del Niger è la regione petrolifera della Nigeria. Una regione grande come la pianura Padana dove vivono almeno venti milioni di persone .. nella più assoluta indigenza e nel degrado più totale. È considerato uno dei luoghi più inquinati del mondo. In questa regione si estrae il petrolio del primo produttore dell'Africa. Le compagnie petrolifere hanno "militarizzato" quei luoghi. Shell ed ENI, ma anche Total, Erg, Chevron, Esso e altre. La corruzione e l'arroganza di queste compagnie in nome del business ha permesso per decenni (dagli anni '70) a queste compagnie di estrarre la ricchezza derivante dall'"oro nero" (Black Gold) solo per il loro tornaconto economico e non a beneficio della popolazione locale, che invece è sempre più povera. Compagnie straniere che non danno lavoro alla gente del luogo preferendo assumere "stranieri".
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Nigeria. Dopo mezzo secolo riappare lo spettro della guerra

A 50 dalla guerra riesplodono le tensioni in Biafra. Un conto corrente segreto in Francia è stato il pretesto per far classificare dal governo nigeriano il movimento secessionista Popoli indigeni del Biafra come organizzazione terroristica. Unione Europea e Stati Uniti intervengono ma il presidente nigeriano Buhari non gradisce l'intromissione. Dopo mezzo secolo, la questione dell’indipendenza del Biafra suscita ancora attriti nelle relazioni diplomatiche della Nigeria. L’ultima controversia si è registrata lunedì scorso, quando l’esecutivo del presidente Muhammadu Buhari ha seccamente respinto le critiche degli Stati Uniti e dell’Unione Europea riguardo la decisione di classificare come un’organizzazione terroristica il movimento secessionista Popoli indigeni del Biafra (IPOB).
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Biafra, cinquant'anni fa iniziava la guerra. Una ferita mai rimarginata

Mentre milioni di bambini morivano di fame, nello stesso luogo qualcuno continuava ad estrarre, non curante, il petrolio. Con la proclamazione dell’indipendenza da parte del Governatore militare della Nigeria Orientale, Odumegwu Ojukwu, iniziava il 30 maggio 1967, cinquant'anni fa, la guerra del Biafra. È stata una dei primi e certamente una dei più cruenti conflitti della stagione che è seguita alle indipendenze africane. La scintilla che accende gli scontri è la decisione dell’allora capo dello Stato Yakubu Gowon di dividere la Federazione nigeriana in 12 Stati di cui tre nel Sud-Est, regione, oggi come allora, ricca di petrolio. Il Biafra riesce a mantenere la sua autonomia. Ma non basta La regione, meno del 10% del territorio nigeriano, ha una popolazione di 14 milioni di persone (su 55 della Federazione di allora), per lo più cristiana e per due terzi di etnia igbo.
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Il risveglio del Biafra, e in Nigeria si torna a parlare di secessione

Esecuzioni extra-giudiziarie, torture e trattamenti degradanti. 150 attivisti uccisi in un solo anno. Amnesty International denuncia una nuova ondata di repressione, che sembra riportare indietro le lancette della storia. La "questione del Biafra" indipendentista è rimasta centrale, dopo la guerra dal '67 al '70, nelle vicende politiche del gigante africano, riemergendo in questi ultimi anni. Era il 1970 e il motto “non perdenti, non vincitori”, con cui Yakubu Gowan, allora presidente di una giunta militare, mise fine a quasi tre anni di guerra nel cuore della Nigeria, fece il giro del mondo. Il sogno di un Biafra indipendente era stato sepolto da milioni di cadaveri, e il lento accerchiamento degli indipendentisti da parte dell’esercito nazionale, simile per certi versi a quello operato dalle forze lealiste nella Siria di oggi, aveva lasciato la popolazione allo stremo.
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© Maris Davis
(Ottobre 2017)